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La luce in fondo al volto

Pubblicato: Martedì, 14 Gennaio 2020

di Federica Pergola

Un ritrattista alla soglia dei quarant’anni viene lasciato dalla moglie e quindi lascia, a sua volta, la sua casa e la sua esistenza. Quando la vita ci mette di fronte a delle scelte bisogna trovare il proprio modo di sopravvivere.

Poiché i ritratti sono stati un ripiego di natura economica, decide di riprovare a dipingere come avrebbe voluto al principio della sua carriera. Così, quando un amico gli offre di andare a vivere nella casa del padre, uno dei pittori più famosi del Giappone, ormai ricoverato in una casa di cura perché affetto da demenza senile, il giovane uomo accetta con slancio.

Ha sempre ammirato l’opera di Amada Tomohiko e abitare nella casa che fu sua, lontano da tutto e tutti, in mezzo ai boschi, sembra la migliore delle cose che potesse capitargli. Appesantito dalla fine del suo matrimonio e sentendo di avere fallito come artista, sente che quella solitudine, quell’atmosfera di quella casa in mezzo al nulla potranno certamente aiutarlo a voltare pagina.

Ormai avevo raggiunto un’età alla quale non mi si poteva più definire giovane, e qualcosa dentro di me- una specie di fuoco che mi ardeva nel petto- si stava spegnendo

Completamente libero, in un’esistenza di totale immobilità, l’uomo però non riesce a produrre nulla

Aggrappato a un’asse di legno, mi limitavo a seguire la corrente. Tutt’intorno era buio pesto, non si vedevano né luna né stelle. Finché non mollavo quell’asse di legno, riuscivo a stare a galla. Dove mi trovavo? In che direzione stavo andando? Non ne avevo idea (…) Avevo la sensazione di essere stato lasciato indietro dalle onde del tempo

Finché, un giorno, nel sottotetto, trova un quadro del famoso Tomohiko: un dipinto misterioso, indecifrabile, che descrive un episodio di efferata violenza…

E un vicino che abita dall’altra parte della valle gli fa una strana richiesta…

E una campanella risuona nel mezzo della notte…

Ero nel mezzo di una vicenda che mi stava inghiottendo

Così come fa il romanzo con i lettori, affascinati e sospesi alla narrazione di un grande autore, che sa fondere mistero e indagine psicologica come pochi.

Murakami infatti spiazza; agita le acque; sdoppia la realtà; gioca con gli specchi, le identità, i confini. Tra reale e irrealtà. Tra possibile e vuoto. Tra musica (e pittura) occidentale e pittura (e musica) orientale. Tra ciò che esiste e ciò che non esiste. Tra la forza - riparatrice e illuminante- dell’arte e quella – distruttrice e spaventosa- della violenza.


L’assassinio del Commendatore, di Murakami Haruki: Idee che affiorano- Metafore che si trasformano, Einaudi, € 30,00

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