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Passioni incrociate

Pubblicato: Mercoledì, 30 Ottobre 2019

di Federica Pergola


Definito “una delle vette del novel moderno” (Frank Kermode) il Buon soldato di Ford Madox Ford porta come sottotitolo “A tale of passion”: un racconto di passione. E difatti la storia riguarda le sofferte (e incrociate) relazioni sentimentali che legano il narratore, John Dowell, e sua moglie a una coppia di nobili inglesi , gli Ashburnham, con i quali si incontrano ogni anno in Germania, in una località termale.

Con un tono che ricorda più una conversazione che un testo scritto, John Dowell procede a raccontare quella che lui stesso definisce immediatamente “la storia più triste che io abbia mai sentito”. Ma Ford sembra farci l’occhiolino – perché il racconto è deviante, digressivo, con continui salti indietro e avanti:

(“Sono rimasto saldo nell’intento di immaginarmi in un cottage di campagna assieme a un ascoltatore silenzioso, il quale, fra le raffiche di vento e il fragore del mare in lontananza, prestasse orecchio al racconto, così come questo usciva. E quando ci si occupa di una vicenda, di una vicenda lunga e triste, si finisce per andare un po’ avanti e un po’ indietro”); la narrazione ripercorre le stesse scene facendocele rivivere dai diversi punti di vista dei personaggi; e anche il narratore non sembra, poi, alla fine dei conti, del tutto affidabile.

E a questa ambiguità, questa incertezza, si aggiunge un’ironia che diventa, a tratti, esilarante.

Fece fuori il povero Edward per mera vanità. Si intromise fra lui e Leonora con dei mezzucci da filantropo imbecille e ficcanaso. Capite? Ne era l’amante ma al tempo stesso cercava di farlo riconciliare con sua moglie. Con la quale, invece, starnazzava di perdono, presentando il concetto dal punto di vista ottimista degli americani. Ma Leonora la trattava da puttana, e questo era. Un giorno, di primo mattino, le disse: -Vieni da me, appena uscita dal suo letto, e mi dici che quello è il mio posto. Sì, grazie, lo so già”.

Ma se la cornice è ironica, la storia è davvero una tragedia. La tragedia di quattro individui condannati ad infliggersi a vicenda crudeltà e sofferenze.

E il tono distaccato e impreciso, incerto e (forse) falso (ascoltando la storia raccontata da John non possiamo infatti che fidarci di lui: ma è davvero così ingenuo, o nasconde ancora qualcosa?

Per tutti quegli anni non fui che un marito infermiere. Quante possibilità avevo di cavarmela contro tre giocatori d’azzardo incalliti e tutti d’accordo nel nascondermi le loro mosse? Quale chance? Erano tre contro uno, e comunque mi rendevano felice. Mio Dio! Mi hanno reso talmente felice da farmi temere che nemmeno il paradiso sarà mai in grado di darmi altrettanto. Cosa avrebbero potuto fare di meglio? Oppure, cosa avrebbero potuto fare di peggio?

Questo modo, così particolare, di narrare è proprio la forza di questo romanzo magnifico, tragico e comico insieme, ricco di tutte le grandezze e le miserie e le contraddizioni degli esseri umani.

E comunque è tutto finito. Nessuno di noi ha ottenuto quello che voleva. (:..) Ma allora esiste un paradiso terrestre dove le persone, ammantate dal sussurrare delle foglie di ulivo, possono stare con chi vogliono e avere ciò che vogliono, mentre si rilassano all’ombra e al fresco? Oppure le vite di tutti gli uomini sono come quelle di noi gente perbene…vite spezzate, tumultuose, angosciose, prive di romanticismo, con periodi scanditi da urla, idiozie, morti, tormenti?”

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Il Buon soldato, di Ford Madox Ford, traduzione di Andrea Binelli, Mondadori, pp. 250, €15,00

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