Realizzato da Basileus comunicazione

Mrs Osmond

Pubblicato: Giovedì, 25 Ottobre 2018

di Federica Pergola

<<Profonda nell’anima- più profonda di ogni tentazione di rinuncia- vi era la sensazione che la vita sarebbe stata affar suo per molto tempo ancora>> Henry James, Ritratto di signora.

Ponendo questa frase come epigrafe, John Banville, classe 1945, irlandese dai numerosi riconoscimenti internazionali (Premio Nonino 2003; Premio Principe delle Asturie per la Letteratura, 2014) esplicita cosa vuole fare di questo splendido romanzo. Un omaggio a Henry James e, insieme, una prosecuzione di uno dei suoi scritti più amati: Ritratto di signora. E infatti Isabel comincia là dove Ritratto di signora finiva, quando una Isabel Archer (coniugata Osmond) ormai davvero provata dalla morte dell’amatissimo cugino e dallo svelamento di alcune dolorosissime verità riguardanti suo marito e il suo matrimonio in generale, è di nuovo “libera” di decidere cosa fare di sé. Ha osato- e per la prima volta!- lasciare Roma e suo marito per andare ad assistere il cugino sul suo letto di morte. Tornerà indietro- o deciderà altrimenti?

Era una ragazza intelligente e generosa, una bella e libera natura: ma che cosa avrebbe fatto di sé?” – diceva Henry James, mostrandoci poi quale piega – ahimè, non felice- avrebbero preso gli eventi. Ora Banville, a quasi 140 anni di distanza (Ritratto di signora è del 1881) riprende in mano il destino di Isabel e costruisce un romanzo che pur evocando (anche nello stile narrativo) il grande maestro, è di per sé perfettamente compiuto ed autonomo. Tanto che si può leggere anche senza conoscere il suo modello.

Ma per chi invece ha amato Isabel Archer non è un regalo davvero straordinario? Perché non era forse quello che tutti – tutti i lettori di Ritratto di signora, tutti gli appassionati di Henry James speravano e hanno sempre sperato? Una seconda opportunità, un moto di ribellione, un deciso – e decisivo passo che potesse regalare a questa donna così intelligente, ma così assolutamente ingenua, una via d’uscita e di riscatto.

Ecco allora Isabel a Londra, alle prese con sé stessa:
I suoi pensieri erano corsi veloci insieme al treno, ma, a differenza del treno, senza un punto d’arrivo

Isabel s’immerse nel buio delle sue palpebre come nella frescura muscosa di una radura, senza però potervi indugiare a lungo, perché in quell’oscurità era sicura di incontrare- occhi gialli e passo felpato- l’implacabile creatura che era la sua coscienza. (…) Le venne in mente che aveva dato per scontato di essere sempre adorata da qualcuno, senza dover adorare a sua volta- quello era autocompiacimento, quella era vanità, quello era orgoglio, tutti elementi che avevano contribuito a corroborare l’idea della propria unicità, di sé come forza nel mondo (…) Aveva trascorso lunghi anni con il marito – non erano stati molti, gli anni, ma erano stati lunghi…”

Per una serie di circostanze, Isabel è molto ricca. E’ stata un’ereditiera. E questo ha costruito il suo destino. Ora la vediamo prelevare una grossa somma in banca. Cosa ne farà, dei suoi soldi e della sua vita?

Non si sentiva libera; d’altronde, rifletté, non sapeva davvero cosa volesse dire sentirsi libera. Immaginava che sarebbe stata una sensazione negativa, non positiva, una questione di non avere, più che di avere-non avere da lottare, non avere da resistere, non avere da proteggere il proprio angolino, il proprio piccolo rifugio; soprattutto non avere bisogno di insistere, contro la volontà altrui, sulla sovranità del proprio io. Un tempo lontano aveva pensato in segreto, con imbarazzo, che i soldi sarebbero stati una forma di libertà e il motore del suo destino. Si era dovuta presto rendere conto che quell’idea era vera solo in parte: la sua fortuna aveva deciso il suo destino, ma l’aveva resa tutt’altro che libera.”

Banville la fa muovere dall’Inghilterra (di fine ‘800) a Parigi, e poi dalla Francia in Italia, riuscendo a tratteggiare ambienti, luoghi, arredi, personaggi; e illuminando la narrazione, come il balenio di un fulmine improvviso, con pensieri, frasi e titoli di altre opere -altrettanto famose- di James. Regalando quindi ai fervidi ammiratori del maestro un piacere nel piacere della lettura, una caccia agli indizi stimolante e affascinante al tempo stesso.

E non era prevedibile che anche Banville -come James- ci lasciasse –di nuovo!- con un finale comunque sospeso, aperto, incerto?

La sua partenza dall’Inghilterra è il climax e la conclusione della storia” – annotava James nei suoi taccuini- la prima critica ovviamente sarà che il romanzo non è compiuto, che non ho accompagnato la protagonista fino alla conclusione della vicenda …Ciò è vero e falso al tempo stesso. Non si dice mai tutto di una cosa: si finisce per scegliere soltanto ciò che sta bene assieme, ciò che ho fatto ha questa compattezza: sta bene assieme”.

Cioè a dire: della vita, di nessuna cosa, di nulla - neanche di un romanzo! -si può dire tutto, perché niente si forma e si conclude secondo modelli di attesa predeterminati.

__________

Isabel, di John Banville, Ugo Guanda Editore, pp. 388, €19.00.

Ritratto di signora, di Henry James, Einaudi, pp.589, €14,50

 

Murales

Comics

TerradiBasilicata TV

 
Terra di Basilicata - Dir. Resp. Antonio Savino - Aut. Trib. Potenza 357/08 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy