Come leggere ed interpretare con coerenza politica la Basilicata

Pubblicato: Mercoledì, 14 Dicembre 2016

Memoria – rispetto dell’identità – recupero socio-culturale della provincia – funzione sociale ed economica della montagna – presenza dell’Università – risorse morali per accrescere la cultura dell’etica

Prof. Gaetano Fierro

 
 
 
 
 
 

In questi anni la Basilicata, con i suoi progressi, sta vivendo una trasformazione profonda, che non può non essere, a volte, traumatica. È necessario che la regione non perda la dignità che è stata propria della sua società contadina, ma che, al tempo stesso, rafforzi il senso di autonomia e di consapevolezza, capace di rompere antiche dipendenze.Le ricerche, da quelle degli anni Quaranta alle più recenti, confermano che grandi valori sono ancora presenti in questa terra, ma che risorse culturali e morali nuove sono indispensabili per intraprendere, creare, valorizzare, conservare e persino per rinnovare e accrescere la cultura dell'etica.

Fondamentali, in questa prospettiva, risultano la scuola e la ricerca, da una parte, e le amministrazioni pubbliche, dall'altra, ove si voglia, com'è necessario, innalzare in tutti i campi la qualità dei servizi offerti alla comunità. In ultima analisi, occorre che non vadano smarriti la memoria e il rispetto del passato, da accomunare però a un impegno fiducioso per un presente in grado di realizzare una lunga stagione di lavoro per tutti all'insegna di una creatività idonea ad attivare sia una larga capacità di intraprendere sia una assunzione di responsabilità, a livello 1 individuale e collettivo, come base di armonica convivenza.

Il geografo Pjotr Kropotkin in un importante libro dal titolo Campi, Fabbriche e Botteghe, giocando d'anticipo sul pensiero tecnico ed economico contemporaneo, aveva intuito che la duttilità e l'adattabilità delle comunicazioni e dell'energia elettrica, unite alle possibilità di un'agricoltura intensiva e biodinamica, avevano posto le basi per un'evoluzione urbana decentrata che potesse trovare attuazione in piccole comunità basate sul contatto umano diretto e provviste dei vantaggi della città oltre che di quelli della campagna. Kropotkin previde, insomma, ciò che molte grandi società avrebbero scoperto soltanto durante la seconda guerra mondiale, e cioè che anche quando il complesso degli impianti era grande, il dare in appalto certe operazioni a piccole aziende staccate rendeva di fatto discutibili le ragioni economiche che avevano portato a creare le enormi organizzazioni concentrate, cioè a quella tendenza dell'industria che giustificava le altre forme di elefantiasi metropolitana.

Quanto più la tecnologia si raffinava, tanto maggiormente si sentiva il bisogno dell'iniziativa e dell'abilità umana che ancora sopravvivevano nelle piccole officine. Un'efficiente rete di trasporti e una buona organizzazione erano spesso preferibili al puro ammassamento fisico di uno stabilimento in un'unica sede. Prendendo come base la piccola unità, egli comprese l'opportunità di una vita più responsabile e più sensibile sul piano locale, che lasciasse maggior campo d'azione a quegli agenti umani trascurati e frustrati dalle organizzazioni di massa. In questo contesto si inserisce, insieme con alcuni utopisti, Ebenezer Howard, che sviluppò ulteriormente queste stesse idee. Nel nuovo concetto della città-giardino egli vedeva "le splendide possibilità di una civiltà nuova al servizio della comunità"; comprese che l'espansione della grande città era un fenomeno di autodistruzione, perché a ogni nuovo aumento della popolazione corrispondeva una maggiore congestione del traffico e una minore accessibilità alle sue istituzioni centrali, senza contare che la maggior parte degli abitanti traeva benefici, sempre più scarsi dai suoi maggiori istituti di cultura, come se fosse vissuta interamente al di fuori della sua orbita.

Ora si parla di recupero "civile" della realtà agricola nell'obiettivo ambizioso di non disperdere, ma di valorizzare e tramandare tutto il patrimonio dei suoi valori. Il "paese del latifondo" o "dell'economia di sussistenza", che tanto chiaramente testimonia, attraverso le proprie stratificazioni, le ragioni della decadenza economica, sociale e ambientale, diviene così un momento di verifica della ideologia "antiurbana" "dell'opposizione radicale e romantica alla metropoli" . L'entità di questo fenomeno, cioè la capacità di mescolare a intuizioni, vocazioni di stampo antropologico e letterario motivazioni ed intrecci di natura politica e sociologica, determina una presa di coscienza da parte degli intellettuali di così larga proporzione che travalica i confini nazionali.

In Europa, chi accelera, suo malgrado, il dibattito politico e ideologico su questi temi, durante gli anni della ricostruzione morale e fisica del Paese, è Carlo Levi che ha il grosso merito di collocare dentro una prospettiva sociologica estremamente ancorata la condizione della gente di Basilicata con il libro Cristo si è fermato ad Eboli. Levi individua nella cultura contadina lucana un complesso di valori che non bisogna distruggere, ma che è opportuno riconoscere e conservare. Le prime avvisaglie di questo interesse verso il Mezzogiorno d'Italia 3 giungono in occasione del viaggio di Levi negli Stati Uniti d'America. Questa prorompente presa di coscienza sociale nei riguardi della condizione contadina consente la nascita di una sorta di movimento culturale con caratteristiche metodologiche del tutto nuove rispetto alla tradizione di studi sul Mezzogiorno d'Italia. Viene cioè raccolto, in varie forme, l'auspicio di Levi, ma il movimento ha meno propensioni letterarie e idoleggiamenti della cosiddetta civiltà contadina di quanto si creda; ha soprattutto capacità d'iniziativa favorendo la conoscenza di un diverso metodo di lavoro, un modello di collaborazione interdisciplinare tra l'attività di ricerca e la formulazione degli obiettivi di una nuova politica sociale.

Si concentra, d'ora in poi, verso problemi del Sud d'Italia, un forte interesse da parte di consolidate istituzioni americane, soprattutto, quali l'UNESCO, la Fondazione Rockefeller, il Fulbright Exchange Program, la Community Development Division of Economie Cooperation Administration, l'American Friends Service Committee, l'UNLA, lo Svimez, il Gruppo Olivetti, l'UNRRA-CASAS, l'UNU, l'Esso Standard Italiana, l'Istituto di Economia e Politica Agraria di Portici, il Formez, la Shell Italiana ecc.

La maggior parte di tali istituzioni, muovendosi nell'ambito delle direttive dell'AEP (OECE), ed avvalendosi di etnologi, antropologi, sociologi e storici, confrontano sul campo e con indagini ben localizzate le loro sperimentazioni nelle "aree di sistemazione" non solo, ma anche le categorie interpretative del fenomeno, quello della civiltà contadina, dalle molte facce, allo scopo di individuare la specificità di una cultura legata al mondo rurale.

Nel loro viaggio in Basilicata questi studiosi, culturalmente diversi tra di loro, ma accomunati dal medesimo obiettivo, partono da un comune denominatore: la scoperta di una realtà socialmente misera e rassegnata come quella della Basilicata. Alla formazione di questa nuova tecnica metodologica, chiamata team work, concorrono i diversi studiosi provenienti, guarda caso, dall'America, come George Peck (Immobilismo sociale), Friedrick G.Friedmann (La Miseria), Ann Cornelisen (Arretratezza educativa) e Edward C.Banfield ( Familismo amorale ).

E, vale la pena sottolineare che, nonostante la modestia delle dimensioni, il passaggio dall'antico al nuovo modo di concepire il meridionalismo, così come analizzato da questi ricercatori, porrà il "caso Basilicata" in una posizione socio-politica di tutto rispetto, anche se, per certi versi, estraneo al contesto civile locale. Dopo di loro - con un'attenzione crescente verso le istituzioni pubbliche, l'economia, i rapporti politici e ambientali - P.Stirling, acuto analista della riforma agraria seguita a lungo nei suoi effetti; J. Davis, che polarizza la sua attenzione sulle trasformazioni della civiltà contadina e sugli anni dello sfruttamento industriale dei giacimenti metaniferi in Val Basento; N.Colclough, che indaga sui clan familiari, le clientele, il peso della politica.

Negli anni meno lontani dal presente, sono R.Leonardi, R. J.Nannetti e R.D.Putnam a presentarsi sulla scena lucana per descrivere l'evoluzione delle istituzioni politiche. Entrano con la loro analisi nella struttura dell'ente Regione, nei suoi rapporti con lo Stato centrale e con gli enti locali, cogliendo l'evoluzione che si sta verificando nella vita politica, con la riduzione del conflitto ideologico, la crescita della tolleranza tra gli uomini politici medesimi, l'affacciarsi di forme di cooperazione 5 attiva. In questa ultima fase storica giungono in Basilicata a fra gli altri, ricercatori quali D L Zinn con le sue analisi sulla “raccomandazione”, sul mondo delle reciproche obbligazioni, sulla rottura tra memoria e nuova mentalità. H. Tak, che centra le sue ricerche sui riti religiosi; O.Stuart, che insiste sul tema della montagna, delle utilizzazioni boschive e dell’equilibrio territoriale; J.d'Ormesson, che sottolinea l’unicità di quei siti meridionali dove non esiste rottura tra le opere d'arte, i musei magno greci e le bellezze che si possono ammirare lungo le strade. In questo senso la Basilicata si presenta come un oggetto di eccezionale interesse per chi volesse leggere e interpretare i processi di cambiamento in corso tipici della contemporaneità (in primo luogo, quindi, per i sociologi) e per coloro che volessero, invece, concentrare la loro attenzione sull'incidenza che i residui culturali del passato hanno sul processo di modernizzazione, (essenzialmente, gli antropologi culturali).

 

Più avanti con gli anni, sono emerse le ricerche sul campo dei politologi, la loro curiosità intellettuale per una società toccata dal clientelismo e da carenza di spirito di auto-organizzazione. C'è da augurarsi vivamente che i ricercatori stranieri continuino a venire in Basilicata e a svolgervi un lavoro di conoscenza che - è doveroso riconoscerlo - non è stato compiuto con la stessa continuità e la stessa penetrazione dai loro colleghi italiani. Importante è che si sviluppino forme di collaborazione con gli enti regionali e locali e con la classe politica che li governa o che li rappresenta in sede nazionale. E ancora più, che si creino collegamenti con l'Università degli Studi regionale per un ampliamento reciproco delle conoscenze attraverso la comunicazione di opinioni ed esperienze, e per l'attivazione di scambi culturali continuativi.

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