Caduti nella rete

Pubblicato: Giovedì, 25 Febbraio 2016

di Pasquale Caputi

Che bella invenzione Internet. Possiamo entrare in connessione col mondo intero, trovare informazioni di ogni tipo, filmati, immagini, notizie, musica e comunicare con qualsiasi persona presente in questa meravigliosa rete fatta di cavi, di computer e di bit.

World Wide Web: la rete estesa al mondo. Davvero una meravigliosa invenzione.

Ma una rete può anche diventare una trappola, lo sanno bene i tonni. Tutto quello che finisce nel web può essere catturato da chiunque: una foto, un video, un testo, un brano musicale. Nulla è davvero al sicuro in questo mondo virtuale.

E così, mentre pieni di entusiasmo postiamo la foto della gita domenicale nel nostro profilo facebook, qualche losco individuo dall’altra parte del pianeta, o a 100 metri da casa, la può "rubare" e farne ciò che vuole, magari usarla per creare un falso profilo, oppure utilizzarla per una pubblicazione.

Qualche anno fa una coppia di americani che passeggiava per le strade di una cittadina tedesca, durante una vacanza all’estero, vide davanti a un supermercato un cartellone pubblicitario che ritraeva una tipica famiglia da “Mulino Bianco” con uno slogan che invitava ad acquistare in quel negozio. Nulla di strano, e invece no. La coppia in vacanza, in quella famiglia, riconobbero i loro amici che avevano postato in internet quella fotografia e qualcuno, senza chiedere il permesso, l'aveva trasformata in cartellone pubblicitario. Ma questo potremmo definirlo il caso più “normale” e “innocuo”.

In questa rete sono caduti anche dei ladri “scaltrissimi” che, dopo un furto, hanno fatto bella mostra di sé con la refurtiva in mano in una foto inserita sul loro social network preferito. E per la polizia catturarli è stato un gioco da ragazzi.

Anche esponenti della criminalità organizzata sono stati "pizzicati" grazie a foto caricate in internet.

Qualcuno potrebbe dire, io non posto nulla e sto tranquillo. Ne siamo proprio così sicuri? Quando siamo collegati in rete facciamo parte di un unico grande computer, perciò qualcuno che conosce bene come comunicare con queste macchine si può insinuare nel nostro hard disk, vederne le cartelle, copiare i documenti, oppure cancellarli.

Per esempio ci sono dei “virus” che una volta aver infettato il nostro PC danno la possibilità di pilotare da remoto la nostra cam. Quindi, mentre stiamo lì a guardare il monitor e a metterci le dita nel naso, pensando di essere al sicuro tra le mura di casa, potremmo essere invece spiati da qualche “nasofilo” che potrebbe anche registrare le nostre  impavide gesta e diffonderle. Ricordiamo il caso della bella Rachel Hyndman spiata con la cam del suo computer da un hacher che era riuscito ad "intrufolarsi" con un software nel pc della ragazza.

E può anche può succedere che, dopo averci spiato e registrato, qualcuno ci chiami chiedendoci un riscatto per non pubblicare quei files compromettenti.

E’ successo anche da noi, a Potenza. Ormai è diventato il caso del momento. A cadere nella rete un assessore del comune del capoluogo lucano che non ha resistito a un’avvenente fanciulla e l’ha seguita su Skype, dove è stato registrato in atteggiamenti intimi durante una videochat. Il tutto allo scopo di estorsione.

Ecco di nuovo la rete che diventa una trappola e non un luogo dove trascorrere qualche ora di relax e divertimento.

Ma nella rete è finito anche il ricattatore le cui minacce sono state registrate dalla vittima con uno smartphone e così, una volta denunciato, è finito agli arresti domiciliari.

Non voglio certo dare giudizi sul caso specifico, sarà un processo e un giudice a valutare il reato e a definire, in base alle prove, una condanna o un’assoluzione. Naturalmente ognuno di noi potrà fare liberamente le sue considerazioni, stigmatizzando il comportamento libertino dell’assessore o quello truffaldino dell’estorsore.

Però bisogna sottolineare che da una parte c’è un uomo che ha commesso di sicuro una leggerezza, ma all’interno della propria abitazione e che non stava commettendo nessun reato, visto che non era con prostitute o minorenni. Quindi di osceno non c’è proprio nulla, anzi. Secondo quanto dicono i medici l’autoerotismo non fa affatto diventare ciechi (altrimenti avremmo intere generazioni di adolescenti non vedenti) ma fa benissimo alla salute, sia agli uomini che alle donne.

Ben più grave è il ricatto, tanto che viene punito penalmente. Non c’è nulla di terapeutico nel costringere qualcuno a fare qualcosa dietro la minaccia di diffusione di particolari notizie, video, foto, ecc.

Cosa ci insegna questa storia? Beh! Molto banalmente di stare con gli occhi bene aperti quando si naviga in internet; ormai è un mondo così complesso che è facile caderci dentro con tutte le scarpe. Ancora più banalmente: che il delitto non sempre paga e, infine, se occupiamo un posto particolarmente importante nella società, se siamo conosciuti ma anche se non siamo conosciuti, cerchiamo di avere più rispetto per la nostra reputazione e della nostra dignità, in fondo basta molto poco... Buona Navigazione a tutti!

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