Da grandi promesse derivano grandi responsabilità: la storia mediatica di No Man's Sky

Pubblicato: Sabato, 01 Ottobre 2016

di Paolo Savino

Locandina di No Man's Lie... scusa volevo dire Sky

Riprendiamo questa stagione di articoli sui videogiochi con uno dei due grandi topic di questa estate: lo scandalo No Man's Sky.

So che avrei dovuto parlare verso aprile dei dubbi che avevo riguardo questo progetto che prometteva di rivoluzionare il mondo del gaming moderno ma avendo avuto gli esami di stato mi è stato abbastanza impossibile seguire come si deve il mondo dei videogiochi.

No Man's Sky aveva presentato nel corso dei vari trailer dell'E3 2015 e 2016 delle caratteristiche mai viste prima: il gioco doveva presentare una ambientazione fantascientifica con la possibilità di esplorare vari mondi creati proceduralmente, ovvero creati al momento da un particolare algoritmo del gioco stesso.

Secondo gli sviluppatori i mondi creati in questo modo avrebbero superato i 18 miliardi dando così al gioco una longevità praticamente infinita.

Erano inoltre stati promesse features come il multyplayer, la possibilità di creare degli oggetti utilizzando i materiali reperiti sugli altri pianeti, la possibilità di scoprire nuove specie di alieni (anche questi creati proceduralmente) per poi condividere le informazioni in rete proprio come farebbe un biologo e davvero molte altre che in questo momento non riesco a ricordare perchè nel gioco finale non ci sono.

Lo scandalo è nato appunto dal fatto che al lancio il gioco, oltre ad avere i soliti problemi di stabilità di tutti i giochi di questa generazione, non presentava la maggioranza delle caratteristiche promesse: il multyplayer non è presente se non per il fatto di poter classificare con tutto il mondo le specie di alieni trovati nei vari pianeti, non è presente un sistema di classi che era stato promesso e il crafting non è presente.

Se a queste caratteristiche cancellate si aggiungono una ripetitività e lentezza del titolo, un sistema di gestione dell'inventario abbastanza anonimo, il non avere un vero e proprio scopo e un prezzo alquanto proibitivo (si parla dei 70€ che paghiamo per n tripla A all'uscita eh) si può capire bene come la maggior parte del pubblico e della critica non abbia apprezzato per nulla questo indie.

No Man's Sky infatti è un indie ma, per la campagna di marketing che ha ricevuto, è stato presentato come un tripla A ed è per questo che il pubblico, quando ha acquistato il gioco, non si è trovato in mano il titolo che gli era stato pubblicizzato.

Dopo tanti rinvii, rischi di cancellazione e promesse non mantenute, i videogiocatori non hanno retto e in massa hanno iniziato a chiedere il rimborso per tutte le versioni digitali del gioco (quindi per ps4 e pc).

Da qui poi il web è esploso con tutte le discussioni sul fatto se quel rimborso fosse dovuto o meno, sul fatto che No Man's Sky prometteva delle cose e invece ci ha dato altre scatenando così una perdita di credibilità di Hello Games non indifferente.

Ma quali sono le ragioni di questo vero e proprio disastro?

I problemi sono stati la campagna marketing di Hello Games che ha affidato tutta la pubblicità al director del gioco Sean Murray, la fretta data da un publisher importante come Sony, che spingeva sempre Hello Games a far uscire il gioco per tempo, e delle minacce di morte indirizzate a Murray stesso.

Tutto questo ha creato un carico di pressione non indifferente sulle spalle degli sviluppatori che pur di far uscire il gioco hanno dovuto eliminare all'ultimo secondo molte delle features pensate all'inizio.

Ora Hello Games continuerà a supportare il gioco nonostante il drastico calo di giocatori che è avvenuto dopo la prima settimana dall'uscita e cercherà di aggiungere con delle patch tutte le funzionalità momentaneamente cancellate.

Tutta questa situazione però porta a riflettere: i tempi di uno studio indie è sicuramente diverso da uno studio che è abituato a sviluppare tripla A ed è per questo che esiste questa distinzione: un gioco indie e quindi di nicchia non può essere presentato come il gioco che cambierà il mondo dei videogiochi moderni o, più in generale, come un tripla A che siamo abituati a vedere.

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