Tra denunce e silenzi, perché i dati sull’inquinamento della nostra Terra non vengono resi noti?

Pubblicato: Lunedì, 30 Novembre -0001

di Gianni Rosa (FdI – AN)

L’Eni denuncia la prof. Colella perché avrebbe alimentato, a detta della società petrolifera, un “vero e proprio clima di allarmismo diffuso sul territorio”. Il riferimento è alle indagini che la Colella effettua sulle acque lucane e sul possibile inquinamento derivante, anche e soprattutto, dalle estrazioni petrolifere.

Al di là della cronaca, ci tocca ancora una volta evidenziare il corto circuito relativo alla scarsissima trasparenza sui dati dell’impatto ambientale derivante dalle attività petrolifere svolte in Basilicata. Ci occupiamo di inquinamento da sempre. Non ultima la nostra interrogazione sugli scarichi industriali a Corleto Perticara. Da sempre chiediamo che tutti dati vengano resi pubblici per permettere che chiunque possa averne contezza e che non vengano semplicemente filtrati attraverso le ‘conferenze stampa’ in cui regna il ‘tuttappostismo’.

Ricordiamo inoltre che neanche un mese fa, il 26 Gennaio scorso, l’Assessore Berlinguer in una conferenza stampa annunciava, con riferimento ai dati relativi alla radioattività dei reflui di lavorazione del Petrolio trasportati con autobotti dalla Val d’Agri alla Val Basento, che non vi era nessun pericolo per la salute. Le preoccupazioni dei mesi precedenti, riguardanti l’attività di TecnoParco, sembravano quindi infondate.
Abbiamo richiesto, immediatamente dopo la conferenza stampa, copia di quei dati annunciati come tranquillizzanti. Tuttavia, nonostante i regolamenti regionali impongano che le richieste documenti vengano essere soddisfatte entro tre giorni dalla presentazione, non abbiamo ricevuto ad oggi nessuna risposta.

Ricapitolando, quindi, nella Basilicata pittelliana che si appresta ad aumentare il numero delle perforazioni petrolifere, un rappresentante delle Istituzioni non può approfondire dati riguardanti l’impatto ambientale dell’attività dei pozzi e al tempo stesso, una esponente della comunità scientifica che svolge un’indagine rischia la denuncia. Se l’Eni denuncia la professoressa Colella per procurato allarme cosa dovremmo fare noi nei confronti dei vertici della Regione Basilicata che non trasmettono nemmeno i “dati tranquillizzanti” di cui dicono di essere in possesso?

Non crediamo che, rifuggire il confronto o trincerarsi dietro denunce, sia il modo migliore per far nascere un clima di fiducia nelle Istituzioni e nelle aziende che operano con grande impatto ambientale sul nostro territorio.

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