Banca Popolare di Bari e CETA al centro dell’attenzione del Consiglio regionale grazie alle nostre mozioni

Pubblicato: Giovedì, 06 Luglio 2017

Gianni Rosa, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

Nel Consiglio regionale di ieri, 5 Luglio, sono state approvate due nostre importanti mozioni. La prima per chiedere lo stop alla sottoscrizione del CETA, il famigerato Accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada.

Siamo, probabilmente, la prima Regione che prende una posizione netta contro tale Accordo. La seconda mozione chiede la revisione del Piano industriale della Banca Popolare di Bari la cui applicazione comporterà la perdita di numerosi posti di lavoro.

Il CETA, approvato lo scorso febbraio dal Parlamento europeo, prevede l’abbattimento del 90% delle barriere tariffarie ma anche la semplificazione delle barriere “non tariffarie” e, quindi, del complesso sistema di standard, regole di produzione e di protezione della qualità e dell’ambiente.

In pratica si tratta di un attentato alle nostre eccellenze agroalimentari. Il Consiglio regionale impegna la Giunta a esprimere sui Tavoli Nazionali e nelle sedi competenti, parere negativo alla ratifica del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) e a sostenere con ogni mezzo le ragioni che vedono, nel suddetto Accordo, un meccanismo di pericolosa deregolamentazione degli scambi commerciali a scapito della produzione agroalimentare Made in Italy.

Con la seconda mozione approvata, invece, si impegna la Giunta regionale a intervenire, con ogni mezzo, affinchè la BPB modifichi il nuovo Piano industriale: un esubero di 504 unità, la unificazione di tre Direzioni generali (Teramo, Potenza e Pescara a quella di Bari), l’outsourcing per alcune attività ritenute accessorie al core business della Banca e la chiusura di circa 20 filiali, entro il 2017, con possibilità di aumentarne il numero.

Solo dall’accorpamento della Direzione di Potenza sono a rischio 140 posti di lavoro. L’anticipazione della chiusura di 20 filiali, entro il 2017, sulla base dei criteri delle prospettive di crescita, di numero di utenza e di profitto penalizzerà in particolar modo la Basilicata.

L’Italia e la Basilicata non possono permettersi di cedere il passo alle economie delle lobbies e dei ‘grandi numeri’. Dobbiamo tutelare le nostre eccellenze e le nostre peculiarità. Essere una piccola Regione non vuol dire scomparire dall’agenda politica e da quella industriale. Esistiamo anche noi.

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