Cutro (Kr), patria del boss Nicolino Grande Aracri, non è molto distante dalla Basilicata

Pubblicato: Venerdì, 31 Marzo 2017

Riportiamo una dichiarazione di don Marcello Cozzi (Segreteria nazionale Libera) in merito all'operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Potenza - al termine delle indagini sui rapporti fra la cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) e il clan Martorano del capoluogo lucano - che ha condotto all'emissione di 19 misure cautelari, perquisizioni e sequestri di slot machine in tutta Italia.

"Ai lucani ospitati qualche anno fa nella sua tavernetta (fra questi Donato Lorusso, nipote del boss Pinuccio Gianfredi ammazzato a Potenza ormai venti anni fa), Nicolino Grande Aracri (intercettato dai carabinieri) chiedeva quale fosse il modo migliore per arrivare da queste parti.

Evidentemente lo ha trovato!

La "strada" è anche una delle più odiose, perché macchinette e slot significano scorticare la dignità di tanti che purtroppo oggi sempre più vivono queste terribili forme di dipendenza.

In attesa dei dettagli di questa ennesima operazione della Dda potentina non possiamo non ribadire la nostra preoccupazione per le tracce sempre più marcate della 'ndrangheta in Basilicata, ma soprattutto non possiamo non dirci ancor più preoccupati per i legami che, stando alle indagini, si sono intrecciati con il clan di Renato Martorano.

Ma come può immaginare Nicolino Grande Aracri di portare i suoi affari criminali in questa terra pensando che i lucani si facciano dominare dalla 'ndrangheta in silenzio?

E il clan Martorano quando si renderà conto che ormai la sua stagione è finita, soprattutto da quando i lucani hanno imparato a memoria i suoi nomi e i suoi volti?"

Don Marcello Cozzi

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