Ballo in maschera (con delitti)

Pubblicato: Martedì, 25 Giugno 2019

di Federica Pergola


“Preparatevi a impazzire” ha scritto il Daily Express a proposito de “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”, primo romanzo di Stuart Turton, vincitore del Costa First Novel Award.

E davvero non si può che ammirare la singolarità del lavoro di Turton, già laureato in filosofia, libraio a Darwin, insegnante di inglese a Shangai e giornalista free lance.

Un mistero giallo della “camera chiusa” (come nei migliori lavori della maestra del genere Agatha Christie) ci incatena alle pagine, solo che qui la camera chiusa è un’intera residenza di campagna, Blackheath House, immersa in una foresta altrettanto misteriosa, perché- scopriremo- è impossibile fuggirle.

Nelle sue sale dagli stucchi cadenti sono attesi gli ospiti di un ballo in maschera che i padroni di casa, Lord e Lady Hardcastle, hanno organizzato a diciannove anni dalla morte (violenta, e ancora non del tutto chiarita) del loro figlio Thomas. Gli invitati sono le stesse persone che erano presenti in quella lontana e tragica circostanza.

La famiglia – e la stessa Blackheath House- da allora non hanno fatto che decadere

<<Con l’eccezione del maestoso atrio di ingresso, i locali che attraverso si rivelano antiquati, insidiati dalla muffa e dal degrado. angoli si accumulano i granelli del veleno per i topi, e la polvere copre ogni superficie troppo alta per essere raggiunta dal braccio della domestica. I tappeti sono logori, i mobili segnati, i servizi d’argento coperti di macchie occhieggiano dietro le sudicie ante delle vetrine (…) BlackHeath è viva soltanto grazie alle persone che la abitano. In loro assenza, l’edificio non è altro che un rudere deprimente>>.

Ma adesso ci si attende divertimento e baldoria, fuochi d’artificio e danze.

Ci vuole pochissimo, però, per capire che l’invito al ballo non è che un intrigo feroce; un gioco d’abilità che ricorda quello degli scacchi, dove ogni mossa deve essere attentamente studiata cercando di prevedere quelle del proprio avversario…Infatti un’altra morte avviene mentre i fuochi di artificio esplodono in tutta la loro magnificenza di colori; e la villa- e la foresta che la circonda e la racchiude- si rivelano una trappola da cui è impossibile fuggire o anche solo allontanarsi.

Per porre fine al… gioco (?), alla condanna(?)- a cosa mai stiamo assistendo, infatti? – bisognerà identificare l’assassino in ventiquattro ore, pena rivivere lo sesso giorno all’infinito!

Con mano decisa, Turton dispone i pezzi sulla sua particolarissima scacchiera e stupisce la capacità con cui tira le fila e mantiene intatta l’attenzione e la sorpresa del lettore, senza rinunciare ad una scrittura sofisticata e sottile, che apre la strada a domande grandi e piccole. Cos’è mai infatti Blackheath House: metafora di un non-luogo; purgatorio in terra; zona deputata ai rimpianti e alle riscritture di sé stessi? Cosa le identità mutevoli? Fantasie di un romanzo, o strategie che ognuno di noi mette in atto ogni giorno?

Ma qualunque sia la risposta che vorrete dare… buon divertimento, perché

<<Le sette morti di Evelyn Hardcastle è qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora>> Financial Times.

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Le sette morti di Evelyn Hardcastle, di Stuart Turton, traduzione di Federica Oddera, Neri Pozza editore, pp.526, euro 18,00

 

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