Un maestro della parola

Pubblicato: Martedì, 09 Aprile 2019

di Federica Pergola
 

Chicago, fine anni ’20. Mentre Al Capone controlla il South Side e gli irlandesi il North Side della città, facendo affari con il traffico di alcolici, armi, droga e sesso, Mike Hodge, giornalista di cronaca al Tribune, attraversa la vita con la sua maschera cinica di ex veterano della prima guerra mondiale e cronista d’assalto.

Ma quando la donna di cui è davvero innamorato (“C’è solo una cura per questo male- aveva detto- ma sfortunatamente nessuno la conosce”) viene uccisa, comincia un’indagine che trasforma il romanzo in un noir trascinante, dove abbaglia il talento di Mamet per i dialoghi – lui, autore teatrale fra i più importanti, premio Pulitzer nel 1984 e sceneggiatore di film che hanno fatto la storia del cinema americano : Il postino suona sempre due volte; Il verdetto; Gli intoccabili; Hannibal; e La casa dei giochi, di cui ha firmato anche la regia.

Perché i suoi personaggi parlano con una naturalezza, una spontaneità ed un brio che ricordano Hemingway e deliziano il lettore per quanto sono spumeggianti, intelligenti e cattivi. I suoi personaggi si esprimono in modi che passano dal più crudele cinismo:

 - Dicono che la conoscenza è potere.

 - Il potere è potere – disse Ruth- Le persone che credono altrimenti non capiscono il potere. O la conoscenza. La conoscenza è ciò che ti fa ammazzare.

O anche:

 - Sì, lei era la ragazza irlandese- disse Crouch- e il suo cespuglietto rosso è stata la cosa più vicina al paradiso che avrai mai l’occasione di vedere. E tu l’amavi. Ma è morta. E se torni al lavoro, lavora.

Al senso dell’umorismo più effervescente:

 - Potrei dirti che ti compatisco, ma naturalmente non lo faccio. Come ciascuno di noi, devi farlo da solo. Come l’adolescente e il sesso.

O a un misto di entrambi:

Questo crucco - disse Parlow- che, primo: non abbiamo cominciato noi; secondo: lotta leale? Hai perso? Un uomo migliore imparerebbe a conviverci; terzo: lui, ti garantisco, è di nuovo in Germania, con una moglie più grassa, e quattro bambini che puzzano di cavolo; e quattro: che i tuoi figli, molto probabilmente, dovranno combattere, perché quel dannato paese, come quel crucco, non sa perdere”.

Memorabile la lezione di giornalismo data a Mike al suo primo giorno in redazione:

Scrivi il rapporto di polizia -aveva detto Crouch- Il sergente, l’avvocato, il giudice, la giuria; a nessuno importa che il sangue vermiglio scorreva in rivoli. Dimmi che gli hanno sparato. Dimmi dove, dimmi chi è stato, se lo sai, dimmi questo, e solo questo. E se non lo fai, il capitano fa passare a te un brutto quarto d’ora e prende tutti a calci in culo. Scrivi il rapporto di polizia.

Mike sorrise al ricordo della sua prima e, pensò, più importante lezione di navigazione aerea. Il corpulente sergente aveva detto: questa è una cazzo di mappa. Questo punto qui? E’ dove siamo. Quello là? E’ dove volete andare. Tracciate una linea sulla mappa. Seguite la linea da qui a là. Quando siete là, siete arrivati”.

__________

Chicago, di David Mamet, Ponte alle Grazie, pp.310, €18,00

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy