Da un ciclo all’altro

Pubblicato: Sabato, 03 Marzo 2018

di Federica Pergola

Con “ Potete perdonarla?” Anthony Trollope, autore vittoriano troppo a lungo e ingiustamente dimenticato, inaugurava una nuova serie di romanzi, dopo i sei del cosiddetto ciclo del Barset – cioè quelle storie ambientate nella immaginaria contea che non c’è: il Barsetshire. E mentre lì l’attenzione era concentrata sulle tradizioni inglesi, le radici della cultura vittoriana, la struttura ecclesiastica, la vita della provincia campestre, con questo ciclo, invece, chiamato politico, l’autore concentra il suo sguardo su Londra: la città della City, della Borsa, degli uffici, di Westminster, dei parchi; la città della stagione mondana, dei balli, dei ricevimenti, dove si organizzano matrimoni, eventi, campagne elettorali, discorsi alla Camera dei Lord e dei Comuni. Ma dove tutto sembra dominato dal caos e dall’irrequietezza esistenziale.

E in questa incertezza, in questa insoddisfazione dominante, dove tutti cercano qualcosa di diverso rispetto a quello che posseggono, le donne, soprattutto, appaiono scontente e inappagate: sono donne che non riescono più ad accontentarsi del ruolo a loro assegnato dall’ethos vittoriano (prossimo ormai al suo sgretolamento); e qui Alice Vavasor , “eroina” del romanzo è nel contempo “la giovane donna che dovete perdonare, se vi riesce”. Perché Alice “si era resa ridicola nel vano tentativo di essere più grande e più grandiosa della altre ragazze” rifiutando la proposta (dopo averla, in un primo tempo, accettata) di un gentiluomo solo (o forse perché) troppo perfetto – e dunque noioso- e pago (al contrario degli altri personaggi) della propria tranquilla vita in provincia. Alice, invece, sogna la vita politica e poiché, da donna, le è preclusa, cerca di realizzare la propria aspirazione attraverso la scelta di accompagnarsi ad un uomo che ha velleità di governo.

Lady Glencora Palliser, d’altro canto, aspira a un altro tipo di ribellione (quella che non è riuscita a sostenere nella lotta con la propria famiglia e con le convenzioni sociali). Sogna l’amore romantico, anche se il giovanotto in questione non solo è nullatenente ma anche giocatore e inaffidabile. E in questo rincorrere un miraggio di felicità si rifiuta di riconoscere l’assoluta, schiacciante superiorità di suo marito sul suo “innamorato”… E davvero su Glencora va spesa qualche parola in più, perché, pur mostrandoci tutti i suoi difetti – è capricciosa, infantile, sferzante, quasi insensibile ai sentimenti altrui- Trollope ci fa comunque adorare questa donna intelligente, arguta, spiritosa, irresistibile.

“I diamanti sono diamanti e i granati sono granati; e io non sono così romantica da non sapere la differenza” asserisce, beffarda. E ancora, dialogando col marito:

-Detesto la collera fredda

-Ma io non sono in collera

-Questo è quel che i mariti dicono sempre quando sono in procinto di rimproverare

-Ma io non sono in procinto di rimproverare. Intendo solo consigliare

-Preferirei essere rimproverata. I consigli stanno alla collera come la collera fredda sta a quella incandescente

-Ma, mia cara…

-Non voglio fermarvi Plantagenet. Prego, continuate. Solo sarà proprio bello quando la cosa sarà conclusa.

E così, con l’andamento avvolgente, accattivante e divertentissimo dei romanzi vittoriani (l’età più felice del romanzo inglese) Trollope riesce anche a sferrare una critica al doppio standard morale e comportamentale che regnava per i due sessi: “Non saprei dire se Lady Glencora fosse una signora sotto tutti i punti di vista, ma ero certo che sarebbe stata un perfetto gentiluomo”. Quello che rende un uomo degno, fa discutibile una donna…

Non mancano degli omaggi a Jane Austen (autrice molto amata da Trollope) nel delineare le figure maschili; né a Dickens, di cui ritroviamo i tratti in alcune figure minori e in certe battute irresistibili

-Spero non stiate pensando a una cosa del genere?

-Finché posso evitarlo non penso mai a nulla

 

O ancora:

Quando un uomo ha sfruttato il fegato al punto che non lavorerà più per lui, non è un bene decidere di dimenticarsi della debolezza di quell’organo proprio mentre ci si accinge a cenare”.

Trollope, (che ha pagato la sua contemporaneità ad autori come Charles Dickens e W. M. Thackeray) oggi si prende la sua rivincita ritornando alla ribalta letteraria (e in Italia la Sellerio, dopo aver pubblicato tutti i romanzi del Barset, si accinge ora ad editare tutto il ciclo politico). E meno male. Perché Potete perdonarla? è uno di quei libri che, alla fine della 1052 esima pagina, chiudiamo con nostalgia e rimpianto.

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Potete perdonarla?, di Anthony Trollope, Sellerio, pp. 1052

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