C'era una volta il West

Pubblicato: Sabato, 18 Novembre 2017

di Federica Pergola


Un western letterario “refrattario a ogni romanticismo sull’illusione di poter controllare la natura”, come ha affermato lo scrittore Bret Easton Ellis. Questo è Butcher’s Crossing: romanzo spietato e magnifico sulla vita di frontiera intorno al 1870. Il suo autore è John Williams, romanziere, poeta e accademico statunitense, autore di Stoner e Augustus, vincitore di un National Book Award per la narrativa nel 1973, solo negli ultimi anni riscoperto, ma ormai diventato un fenomeno di culto internazionale.

Butcher’s Crossing è un piccolo agglomerato di baracche di legno e strade sterrate; uno sperduto villaggio che aspetta l’arrivo della ferrovia, strumento di progresso e sviluppo economico. Ma Will Andrews, un ragazzo di appena vent’anni, è arrivato nel Kansas con un altro scopo: vivere il mito della frontiera, della natura inesplorata, delle grandi praterie. Ancora ignaro di chi e cosa sia, il ragazzo vuole dimenticare l’eleganza della sua casa di Boston, le strade trafficate e i cappellini delle signore, per mettersi alla prova e comprendere se stesso e il mondo.

Accetta dunque di finanziare e partecipare ad una caccia al bisonte, che dovrà effettuarsi in Colorado, sotto la guida del cacciatore Miller: un uomo grosso, con pupille nere, la pelle ingiallita e liscia come il cuoio: un personaggio indimenticabile, solido, imperturbabile, deciso ai limiti della crudeltà. Con loro altre due figure tipiche dei western: Charley Hoge, ubriacone e cuoco della spedizione, senza altra volontà se non quella del suo amico Miller e lo scuoiatore Schneider, che invece mantiene per tutto il tempo un atteggiamento distante e polemico.

Ma la vera assoluta protagonista del romanzo è proprio lei: la Natura selvaggia e incontrollabile, la pianura sconfinata, il deserto sassoso, i ruscelli gonfi d’acqua, le mandrie solenni e placide dei bisonti pacifici, massacrati implacabilmente da Miller. Una Natura dove un evento che Will accoglie con gioia (perché ignaro di cosa significhi a quelle altezze e in quelle circostanze) fa invece rabbrividire di sgomento gli uomini più esperti: “I tre uomini rimasero seduti in silenzio, ad ascoltare qualcosa senza sapere che fosse. Il vento era calato, ma nell’aria era rimasto un po’ di freddo. Tutto era silenzioso e tra i pini non soffiava un filo di brezza, nessun uccello cantava. Uno dei cavalli sbuffò, qualcuno si mosse sulla sella e si udì il leggero scricchiolio del cuoio. A rompere il silenzio fu Miller. “Ma che diavolo…” Ma si interruppe subito. Fu zittito da Schneider, che aveva allungato un braccio, una mano e un dito, e sembrava indicare il nulla. Sconcertato, Andrews guardò prima l’uno poi l’altro; quindi il suo sguardo si fermò tra loro, nell’aria. Dal cielo, grande, soffice e lento come una piuma, scendeva un fiocco di neve “Ehi, sta nevicando” disse ridendo (…) La voce gli morì in gola. Nessuno lo stava ascoltando. I loro volti erano tesi e fissi sul cielo cupo da cui la neve cadeva sempre più fitta (...) Charley Hoge con voce tremante disse: “Avevi detto che sarebbe andato tutto bene. Avevi detto che avremmo finito prima della neve”…

In questi luoghi lontani ed impervi, in queste terre desolate, dove gli uomini sono stremati dall’attesa di qualcosa che forse non giungerà mai, Will vivrà un’esperienza molto diversa da quella che aveva immaginato, e scoprirà – su se stesso, sugli uomini e sulla natura- cose che non sospettava e che non avrebbe mai potuto concepire.

Come recitano le parole di Emerson poste ad epigrafe del libro: “Alle porte del bosco l’uomo di città è costretto ad abbandonare le sue nozioni di grande e piccolo, saggio e dissennato. Qui scopriamo che la Natura è la circostanza che sovrasta ogni altra circostanza, e giudica come un dio ogni uomo che si presenta al suo cospetto”.

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Butcher’s Crossing, di John Williams, Fazi Editore, €17.50

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