Domani, forse

Pubblicato: Martedì, 24 Ottobre 2017

di Federica Pergola


Già da anni riconosciuto come una delle voci più originali e interessanti della narrativa americana contemporanea, George Saunders - scrittore e saggista statunitense – con i suoi racconti spietati e feroci era già stato insignito dei prestigiosi premi MacArthur Fellowship; Guggenheim Fellowship; World Fantasy (nel 2006). La sua raccolta di racconti Nel paese della persuasione è stata finalista allo Story Prize nel 2007. Nel 2013, ha vinto il PEN/Malamud Award. Adesso col suo primo romanzo: Lincoln nel Bardo, è stato premiato con il Man Booker Prize 2017.

Le sue storie - inquietanti ma sincere, crudeli e commoventi, sempre attraversate da una vena surreale e visionaria – ci raccontano il lato oscuro del sogno americano. Ambientate in un futuro prossimo dove tutti i vizi della società contemporanea vengono spinti all’eccesso (con conseguenze grottesche e spaventose), le sue narrazioni finiscono con lo svelare le assurdità e le spietatezze del nostro mondo: ci sono dei laboratori che utilizzano esseri umani per degli esperimenti (al limite del credibile) per creare dei nuovi psicofarmaci; donne moldave o filippine utilizzate come arredi da giardino; famiglie la cui normalità è turbata dall’irruzione di un elemento insolito, o un delinquente…

C’è un intero paese, Bengodi, dove gli esseri umani con qualsiasi tipo di handicap vengono definiti Difettosi e unanimemente ritenuti rifiuti subumani, da usare come schiavi o eliminare immediatamente.

Non sono cattivo. Se solo riuscissi a smettere di sperare. Ser solo riuscissi a dire al mio cuore: arrenditi. Resta solo finché campi. In fondo c’è sempre l’opera lirica. Ci sono sempre il pane degli angeli e i canti di Natale dei bambini del quartiere, le foglie d’autunno sui tetti umidi. Invece niente. Il mio cuore è come uno sciocco sughero da pesca

E dire che il paese di boccaccesca memoria era un luogo meraviglioso dove si trovava in abbondanza l'elitropia, la pietra che rende invisibili…

Con uno humour feroce, ma sempre mescolato ad una forte compassione verso gli esseri umani, Saunders ci regala dei racconti appassionati, pieni di grazia, intensi ed esilaranti.

Avevo diciannove anni. Mike Appel diciassette. Eravamo tutte e due ciucchi. Era tutta la sera che mi rompeva le palle. Era più piccolo, più giovane, più sfigato. A un certo punto ci stavamo rotolando per terra, davanti a Frizzy’s. Era svelto. Cattivo. Le stavo prendendo. Non ci credevo. Ero più grande, più grosso, e le prendevo? Intorno a noi c’erano praticamente tutti quelli che conoscevamo, a guardarci. Poi Mike mi schienò per terra. Qualcuno scoppiò a ridere. Qualcuno disse: “Merda, povero Jeff”. Lì vicino c’era un mattone. Lo afferrai, glielo diedi in testa. Poi gli montai sopra. Mike si arrese. Cioè, era sdraiato, gli sanguinava la testa, e si arrese, lanciandomi un’occhiata della serie: E dai, coso, stavamo scherzando, no?
No.
Io no”.

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George Saunders, Bengodi, minimum fax, €16,00; Dieci dicembre, minimum fax ,€15,00

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