In un tempo lontano e perduto, ma mai dimenticato…

Pubblicato: Mercoledì, 05 Luglio 2017

di Federica Pergola

Era l’estate del 1961. Il nostro mondo di allora era fatto di morti che resuscitavano per uccidere pescatori ingrati, di velieri portatori di peste, topi e vampiri…Era un tempo in cui le leggende erano vere, e se qualcuno ci avesse detto che non era possibile che un bambino si trasformasse in cane, ci saremmo stretti nelle spalle, infischiandocene”.

Romanzo d’esordio della coppia Pistacchio-Toffanello (ora in libreria con Requiem per un’ombra, sempre per la 66THAND2ND) è davvero una lettura inattesa, questo piccolo libro capace di commuovere e annodare la gola.

Un gruppo di ragazzini tra i dodici e i quattordici anni, in un paesino nei dintorni di Venezia dal nome echeggiante favole nere (Brondolo!) vive quella che sarà la loro ultima estate spensierata. La scuola è finita e, dopo aver aiutato gli adulti nei lavori agricoli, i ragazzi hanno il permesso di allontanarsi: si ritrovano quindi alla Base, il quartier generale della banda, uno degli otto bunker che i nazisti avevano costruito durante la guerra e poi abbandonato alla fine del conflitto. Lì fumano la prima sigaretta, si prendono la prima sbronza, si ritirano dopo le interminabili partite di pallone. Ma quando il piccolo Narciso- fratello minore di Ercole, uno dei cinque del gruppo -scompare, con lui svanisce anche l’innocenza e la leggerezza dell’infanzia.

Mentre gli adulti scandagliano i canali e la laguna a ridosso delle chiuse; mentre tutto il paese cerca il bambino scomparso, i ragazzi si convincono che Narciso non è sparito, si è soltanto trasformato in un cane nero, che all’improvviso è apparso tra loro, che li cerca, fa loro le feste - e sembra guardarli con consapevolezza. Gli danno nome Houdini, perché Narciso si dilettava con i giochi di prestigio. Una locale leggenda racconta appunto di un bambino trasformato in cane, perché diavolo allora gli adulti fanno fatica a crederlo?

In un crescendo di tensione narrativa e drammaticità -dove i piani temporali si alternano tra passato e presente, tra la sofferenza accecante e la rassegnazione infinita- il romanzo ci parla di dolori mai dimenticati; di rimorsi con cui non si è venuti a patti; di un trauma talmente grande da aver impedito una normale esistenza. Cosa avrebbero fatto questi ragazzi se non ci fosse stata quell’estate? Cosa sarebbero diventati?

Sono tante le cose che non sono riuscito a fare. Cose piccole e grandi. Vivere, più di ogni altra

Ciao amico mio, gli dico, non ti ho mai dimenticato. Il mondo è andato avanti senza di noi, dall’ultima volta. Del nostro paese non è rimasto quasi niente, solo un pugno di case con alle spalle un dinosauro di cemento. E’ così che è andata”.

Solo cinquanta anni dopo, una vita dopo, uno di loro tornerà finalmente a casa, per fare luce, insieme agli altri amici, sulla crudele, spietata verità.

Non avrei letto questo libro se non me lo avesse suggerito Giuditta Casale, lettrice instancabile, entusiasta e raffinata (al cui blog www.giudittalegge.it rimando) e a lei ho già offerto la mia riconoscenza, perché L’estate del cane bambino è una vera sorpresa per la felicità della scrittura e l’amore che porta ai personaggi e alla storia che racconta: con amara malinconia ed appassionato dolore.

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L’estate del cane bambino, di Mario Pistacchio e Laura Toffanello,66THAND2ND, pp.218, €16,00

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