La Violenza domestica nell'era Covid

Pubblicato: Venerdì, 12 Marzo 2021

 di Antonio Corbo

Annamaria Pace - Pres. Ass. Familiaristi Italiani - Sez. Basilicata

Incontriamo il Presidente dell'Associazione Familiaristi Italiani della Sezione Basilicata l’avv. Annamaria Pace presso lo studio di Via Messina a Potenza con i componenti del direttivo A.N.F.I.: l’avv Rosanna Faraone (Segretario), l’avv Maria Scavone (Tesoriere), l’avv. Caterina Cassino (Consigliere) e la Dott.ssa Angela Magrino – (Consigliere).

La Presidente Annamaria Pace ci afferma: “Quello della violenza intrafamiliare è un tema assai delicato. Nonostante si tratti di un problema diffuso è un fenomeno difficile da arginare perché emerge quando la violenza si è già consumata, quando ha già lasciato i segni  sul corpo e o comunque, nell'anima. Il problema si è senz'altro acuito in questo anno. Per difenderci dal tanto odiato covid-19  siamo stati e siamo di fatto a tutt'oggi sempre più chiusi nelle nostre case, isolati fisicamente, rispetto al resto del mondo.

Fuori dalle case non possiamo scambiarci un sorriso, non possiamo nemmeno darci la mano. Ne è conseguito che le relazioni nel contesto familiare siano di fatto divenute le uniche relazioni che consentono un contatto, quantomeno fisico. Se questo ha favorito i rapporti nei contesti più sani ha spesso peggiorato e fatto saltare completamente gli equilibri, in quei contesti familiari caratterizzati di relazioni disfunzionali. Per l'effetto, se con la pandemia tanti reati si sono ridotti, pensiamo solo alle risse, agli omicidi stradali, la violenza domestica ha invece avuto una impennata. Vittime prescelte della violenza domestica anche nell'era Covid sono state ancora le donne, questo perché la violenza intrafamiliare è soprattutto violenza di genere, in cui l'elemento prevalente è la concezione del controllo/potere sulla donna, retaggio di una sottocultura che ancora riconosce al maschio di imporsi con l'autorità e la forza. La violenza domestica trova la sua tipica espressione nel reato di maltrattamenti in famiglia, oggi severamente punito, anche in seguito alla legge 69/2019, meglio conosciuta come Codice Rosso.

Costituiscono maltrattamenti in famiglia i comportamenti reiterati che sottopongono la vittima in modo abituale e continuo ad una serie di sofferenze fisiche e morali, posti in essere con la consapevolezza di persistere in una attività vessatoria. La violenza domestica è caratterizzata spesso da una escalation di violenza, che può comportare seri rischi per la vittima fino a porla in pericolo di vita a cui purtroppo la cronaca ci ha abituati. Ne consegue che è assolutamente necessario chiedere prontamente aiuto per fare cessare subito la spirale di violenza.”. Prosegue il Presidente A.N.F.I. Basilicata Pace: “ Non è però necessario che vi siano episodi efferati di violenza perché si possa parlare di maltrattamenti, non è di fatto necessario nemmeno che vi sia violenza fisica.

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 34351/2020 per definire una vicenda portata alla sua attenzione precisa come ad integrare il reato possano essere sufficienti gli insulti e le offese quotidiane, per il fatto che dimostrano dei comportamenti ripetuti e ossessivi. Se la violenza domestica ha come obiettivo le donne è anche violenza assistita dai minori, ancora di più oggi, che chiusi nelle case, sono sempre presenti nelle relazioni familiari, vittime a loro volta. La letteratura scientifica ci dice che i piccoli esposti ripetutamente a contesti di violenza, sono infatti destinati  non solo dovere fare i conti con un vissuto di sofferenza che ne condizionerà il benessere psicologico  e le relazioni future,  diventando essi stessi soggetti a rischio di riproporre quell'agito di violenza, quel modo di rapportarsi che hanno subito ma anche conosciuto e acquisito. Va evidenziato che i bambini nella pandemia  sono quelli che maggiormente hanno vissuto e subito la condizione di isolamento e privazione di ogni contesto di socialità che non fosse puramente virtuale e pertanto il comportamento dell'adulto genitore  sarà condizionante per il suo futuro. Già durante il primo lockdoqn si è compreso  che la condizione di isolamento delle vittime di reati intrafamiliari imponeva una risposta pronta ed efficace da parte dello Stato. Dal marzo 2020, l'applicazione YOUPOL realizzata dalla Polizia di Stato, inizialmente concepita per i reati di bullismo e spaccio di stupefacenti, è stata estesa ai reati di violenza domestica.

Il dipartimento pari opportunità della presidenza del consiglio ha promosso la HELP LINE, violenza e stalking, con il numero verde 1522. L'ISTAT ha registrato che tra il marzo ed il 16 aprile 2020 ci sia stato un aumento  rispetto allo stesso periodo del 2019, con un aumento del 59% delle vittime che hanno chiesto aiuto. I dati raccolti presso gli uffici giudiziari ha hanno registrato un aumento dell'11% dei procedimenti iscritti per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, con un incremento proprio nel periodo del lockdown. L'utilizzo di tali strumenti è senz'altro utile per una richiesta immediata di aiuto, per riuscire a sottrarsi  ad una situazione emergenziale e comunque di pericolo. A differenza del passato, viene presa immediatamente in carico  una denuncia per reati di violenza domestica. La polizia giudiziaria, una volta acquisita la notizia di reato, riferisce immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale. Il pubblico ministero, nelle ipotesi ove proceda per i delitti di violenza domestica o di genere, entro tre giorni dal momento in cui si è appresa la notizia di reato, deve ascoltare la vittima o chi ha denunciato i fatti di reato. Senza ritardo vengono avviati tutti gli atti d’indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia.

Il legislatore mette poi a disposizione diversi strumenti, volti a proteggere la vittima nell'immediato ma anche per il futuro. Si pensi agli ordini di protezione contro gli abusi familiari o alle misure cautelari che allontanano da subito l'autore della violenza dalla casa familiare, al divieto di avvicinamento alla vittima e ai luoghi dalla stessa frequentati abitualmente, ma anche la previsione del pagamento di un assegno in favore dei conviventi che rimangono privi di mezzi adeguati per effetto dell'allontanamento dell'autore della violenza. Per esperienza professionale posso dire che il Tribunale di Potenza, in una settimana dalla denuncia di maltrattamenti è stato in grado di disporre la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla vittima. Un ulteriore strumento volto a scongiurare il ripetersi di una condotta violenta, anch'esso introdotto dalla legge 69/2019 prevede che il soggetto condannato per reati di violenza domestica, l'obbligo di frequentare corsi di specifici corsi di recupero, per reinserirsi nella società, per beneficiare della sospensione della pena. E' senz'altro necessario che la vittima rivolgersi con fiducia ad un legale competente nella delicata materia del diritto di famiglia, capace di ascoltare e raccogliere il vissuto di dolore, anche lavorando in rete con altri professionisti, quali psicologi, mediatori familiari, in modo da approntare ogni opportuna azione giudiziaria, in modo da fornire una tutela dei diritti, piena ed effettiva. Gli strumenti posti in essere a tutela delle vittime di violenza domestica oggi sono tanti e si dimostrano sempre più efficaci. Sapendo di poter essere adeguatamente protetta e supportata ogni vittima di violenza domestica può e deve trovare il coraggio di prendere in mano la propria vita”. L'importante sarà fare il primo passo ed il primo passo è aprirsi, parlarne e chiedere aiuto, senza vergognarsi. Chi ascolterà avrà sensibilità e competenza per accompagnare la vittima in tutti i passaggi successivi per ritrovare quella serenità che è diritto di tutti!!!.

 

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