Maria Angelica Mastroti. Uno straordinario esempio di fede

Pubblicato: Lunedì, 13 Febbraio 2017

di Stefania Lauria

 

In un mondo caotico, che scorre veloce, spesso non c’è tempo per la preghiera e per Dio. La storia che voglio raccontare oggi, è la storia di una donna d’altri tempi, una donna semplice e virtuosa.

Maria Angelica, Concetta, Filomena Mastroti nacque a Papasidero (Cs) il 4 Febbraio 1851, da Nicola Mastroti e Gaetana Orofino. Le poche immagini che abbiamo a disposizione, la ritraggono di statura bassa, vestita in genere di nero, dal colorito bruno e di fragile costituzione. Sin da piccola imparò a leggere e scrivere ma senza particolari pretese. Nessuna amicizia e una vita tutta dedicata alla preghiera.

All’età di sei anni, colpita da una tubercolosi polmonare, patì atroci sofferenze che accettò con serenità come “dono” di Dio, cui instancabilmente si rivolgeva con profonda e sentita devozione, nonostante la sua tenera età. Fu proprio sua madre, durante le veglie notturne al capezzale della bambina a rendersi conto di come la figlia pronunciasse parole incomprensibili e avesse inspiegabili visioni. 

Dopo tredici anni di sofferenze, il primo “miracolo”: a Maria Angelica, ormai stremata dalla malattia, comparve una bellissima Signora che le predisse la guarigione.  Tuttavia non cessarono i suoi patimenti: un calcolo alla vescica le procurò ancora sofferenze fino al 1873, quando un altro intervento “miracoloso” le salvò di nuovo la vita. Iniziò così, in segno di gratitudine, a mortificare il suo corpo impiegando cilici per autoflagellarsi e compiendo lunghi digiuni; era infatti solita rifiutare  il cibo per arrivare a nutrirsi della sola Ostia consacrata che sulla sua bocca diventava un pezzo di carne e sangue.  La vita ascetica le procurò frequenti estasi, durante le quali era sua abitudine dialogare con la Madonna e suo Figlio. 

Il destino della giovane donna ad un certo punto della sua vita, la condusse in uno dei paesi della valle del Mercure, Castelluccio Superiore, insieme a sua madre e al nipote Nicola, (futuro sacerdote)a cui la donna era particolarmente legata e verso cui si sentiva anche in parte responsabile, avendo il ragazzo perso entrambi i genitori.

 Negli anni trascorsi a Castelluccio,  tante furono le visioni e le apparizioni Celesti; in una, la Vergine di Costantinopoli (a cui Maria Angelica era devota) le predisse il giorno della morte oppure il miracolo dell’Addolorata che nel giorno della sua scomparsa avrebbe“mosso” gli occhi rivolgendo lo sguardo al popolo dei fedeli accorsi in Chiesa, storditi dall’evento. Tutto questo e molto altro è raccontato nel libro, Gli occhi Tuoi, dell’arcivescovo Rev.do Mons. Francesco Sirufo, che con una prosa scorrevole e semplice ci narra la straordinaria vita di questa donna,avvolta,- come egli stesso afferma nella presentazione-, da un inspiegabile misterioso silenzio da parte delle autorità ecclesiastiche del tempo. In seguito alla sua morte, infatti- prosegue il Monsignore- dopo un primo successo e una certa fama sanctitatis affermatasi,dal 1900 sembra sia caduta nell’oblio: quasi una damnatio memoriae, confermata da Vescovo a Vescovo.

Ed è proprio questo un elemento interessante sul quale voglio brevemente soffermarmi. A tal proposito, illuminante è stata la lettura  di un articolo di Gerardo LaSalvia che analizza nel dettaglio, questo “giallo” circa il silenzio e l’eccessiva prudenza che si è generata intorno alla presunta “santità” di Maria Angelica Mastrota, (ancora oggi molto discussa) da lui riconducibile a tre fondamentali aspetti: un anticlericalismo diffuso in quegli anni nella comunità che potrebbe aver portato ad un vero e proprio scontro ideologico tra i sostenitori della laicità dello stato (questione molto attuale a fine Ottocento) e chi invece avrebbe voluto avviare il processo di beatificazione. Il secondo elemento è in qualche modo collegato al primo, dato che il razionalismo di fine Ottocento etichettava come superstizione ogni evento trascendente. In altre parole, iniziare un processo di canonizzazione, avrebbe fornito una prova incontrovertibile del fatto che la Chiesa Cattolica, soggiogasse i popoli con il potente mezzo della superstizione. Infine, il terzo elemento, -come si legge nell’articolo di Lasalvia- è medico. L’indole e il comportamento della serva di Dio erano giudicati isterici, suggestivi e nevrotici, informazione che contrasta con il ricordo di coloro che l’hanno conosciuta, per i quali invece era una donna mite e tutt’altro che isterica.

Maria Angelica, morì il 26 Maggio del 1896 per paralisi cerebrale provocata da fulminante apoplessia, proprio mentre era assorta in preghiera. Il quinto giorno dopo la morte, la salma della donna fu trasportata dalla casetta dove era solita andare a pregare, alla casa in paese della famiglia Orofino e qui si assistette ad un ulteriore miracolo: il corpo si presentava flessibile e profumato, come riportò il medico Pietro Gioia, incaricato dai famigliari di salassare il cadavere. Lo stesso, qualche giorno dopo, fece una piccola incisione su una vena di Maria Angelica, dalla quale potette notare ne uscì sangue frammisto  a bollicine gassose. (l’identico fenomeno si era potuto riscontrare molti anni prima sul cadavere del beato Domenico Lentini). 

Sono tanti gli episodi esemplari riconducibili alla vita di Maria Angelica: i miracoli, le grazie, di cui hanno beneficiato tante persone che costantemente ne hanno mantenuto vivo il ricordo e la memoria attraverso aneddoti e storie trasmesse da oltre un secolo. Proprio per ampliare e diffonderne la sua conoscenza è stata istituita nel 2009, a Castelluccio Superiore, l’Associazione Storico Culturale “ Amici di Maria Angelica Mastroti”,con sede nella casa della stessa, adibita anche a museo. Visitandola si potrà così approfondire la  storia semplice e insieme straordinaria di una donna che ha fatto della fede la sua unica e preziosa ragione di vita.

 

 

Gearbest Banner

 

Murales

Comics

TerradiBasilicata TV

 
Terra di Basilicata - Dir. Resp. Antonio Savino - Aut. Trib. Potenza 357/08 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy