Sisma 1980, per non dimenticare

Pubblicato: Domenica, 14 Febbraio 2021

A 40 anni dal terremoto che devastò Campania e Basilicata. Una mostra fotografica al Convento di San Domenico Maggiore di Napoli

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Luciano Ferrara, Lioni, 1980  

Ideata dal fotoreporter Luciano Ferrara, una meritoria mostra racconta il terribile terremoto che la domenica del 23 novembre del 1980, alle ore 19,34, con una forte scossa che durò circa 90 secondi, devastò la Campania e la Basilicata attraverso lo sguardo di fotografi che ne documentarono morte, rovine e i lunghissimi anni della ricostruzione (non so se al momento definitivamente completata).

 

Luciano Ferrara, Napoli, Villaggio Esercito Cavalleggeri d'Aosta, 1981  

 

Caratterizzato da una magnitudo di 6,9 (X grado della scala Mercalli) con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, (in un primo momento si parlò di Balvano in provincia di Potenza) causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e, secondo le stime più attendibili, 2.914 morti. Gli effetti, tuttavia, si estesero a una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli. Come si ricorderà, non mancarono polemiche circa il ritardo dei soccorsi, tanto che al TG2 del 25 novembre, di ritorno da una visita nelle zone terremotate, il Presidente Sandro Pertini denunciò aspramente: “Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi”.

 

Massimo Cacciapuoti, S.Angelo dei Lombardi, Visita di Alberto Moravia, nelle zone terremotate, novembre 1980  

 

Un evento, dunque, che, oltre a portare dolore e morte, ha generato polemiche sulle tempistiche dei soccorsi e soprattutto sulla speculazione della ricostruzione. Tutti avvenimenti, questi, documentati dai fotografi che si trovarono a raccontare attraverso i loro scatti una delle più grandi tragedie del Novecento italiano. Archivio Luciano D’Alessandro Studio bibliografico Marini, Roma, Massimo Cacciapuoti, Toty Ruggieri, Annalisa Piromallo, Gianni Fiorito, Fotosud (Giacomo Di Laurenzio, Antonio Troncone, Mario Siano, Guglielmo Esposito), Associazione Archivio Carbone, Pressphoto (Gaetano Castanò, Franco Castanò, Franco Esse), Mario Riccio, Giuseppe Avallone, Guido Giannini, Pino Guerra, Sergio Del Vecchio, Archivio fotografico Ferrara, Luciano Ferrara e Mimmo Jodice sono i protagonisti dell’esposizione, con oltre 100 scatti storici che immortalano i fatti e i luoghi della tragedia: le proteste in piazza del Plebiscito a Napoli, i terremotati alloggiati negli autobus, le scuole occupate, i campi containers nei quartieri di San Pietro a Patierno, San Giovanni a Teduccio, Barra, Secondigliano, e poi le fortissime immagini con i crolli nelle zone dell’epicentro, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora e Bagnoli Irpino, Bavano nel potentino e Pozzuoli con le ricostruzioni post-terremoto. Oltre alle immagini d’epoca, fanno parte della mostra anche la videoinstallazione Il racconto dei protagonisti, proiettata su una parete di 6 metri e realizzata da Gix Musella e Elio Di Pace, e Il Cratere Mappe Infografiche, installazione di 6×2,5 metri allestita nel Grande Refettorio che raccoglie documenti e informazioni sul terremoto attraverso una selezione di pagine de Il Mattino dell’epoca, insieme alla mappatura dei luoghi colpiti e degli effetti.

 

Annalisa Piromallo, Irpinia, Laviano, 1980  

 

Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito dell’anniversario del quarantennale dal terremoto del 23 novembre 1980, e prodotta da Noos Aps, responsabile produzione Sofia Ferraioli, con l’organizzazione e curatela di tribunali138 – avrebbe dovuto inaugurare il 23 novembre 2020, per poi essere rinviata a causa della pandemia e delle conseguenti disposizioni governative. “Siamo felici di poter finalmente inaugurare questo importante e intenso progetto che ci ha visti impegnati per mesi in un grande lavoro corale”, spiega Luciano Ferrara. 

 

Archivio Luciano, D'Alessandro, Studio Bibliografico Marini, Roma, Terremoto un anno dopo  

 

“Celebrare uno storico momento del nostro passato in un periodo come quello presente così difficile e tragico a causa della pandemia, rende questo progetto ancora più sentito e con la voglia e necessità di essere mostrato e condiviso. Lo dedichiamo alla nostra città e regione, per ricordare il terremoto che ha colpito noi e l’Italia intera, e che a quarant’anni di distanza continua a mostrare le proprie ferite”. “Abbiamo ritenuto di non potere ma soprattutto di non volere ridurre alle sole celebrazioni istituzionali questo quarantennale, utilizzando la ricorrenza come occasione di riflessione collettiva, pubblica, su come si è trasformata la nostra città a partire dal sisma e su quali di queste trasformazioni ne hanno inesorabilmente condizionato il tessuto sociale, antropologico, economico e modificato ineluttabilmente il paesaggio urbano”, sottolinea Eleonora de Majo, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

 

Mimmo Jodice, Terremoto un anno dopo  

 

“Urgenza che avvertiamo ancora più forte in questo momento storico, immersi come siamo in un globale stato di emergenza e di eccezione e dunque ancor più interessati ad approfondire, attraverso un racconto di testimonianze visive e di parole, come dietro la possibilità di derogare alla legge e alla Costituzione possa nascondersi sempre una imperdibile occasione di profitto per la politica corrotta, per l’imprenditoria criminale e per il malaffare”. Per visitare la mostra è necessario prenotarsi scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

A sinistras: Massimo Cacciapuoti, Napoli, 24 novembre,1980, Alba in Piazza Municipio dopo il terremoto
A destra: Luciano Ferrara, Napoli, Quartieri Spagnoli, 1981

Tra le foto esposte ce n’è una, scattata da Massimo Cacciapuoti a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, in cui si vede lo scrittore Alberto Moravia, del quale piace ricordare il suo tristissimo e amaro commento scritto nel suo articolo “Ho visto morire il sud” pubblicato sull’Espresso qualche giorno dopo il terremoto: “Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano”.

 

Luciano Ferrara, Napoli, Secondigliano, 1985  

 

 

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