L’eredità di Robert Frank

Pubblicato: Venerdì, 10 Aprile 2020

Un grande fotografo: ha raccontato l’America agli americani, e al mondo

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Robert Frank, _Elevator _ Miami Beach, 1955 da The Americans (collezione del Philadelphia Museum of Art, copyright Robert Frank)

“Quando le persone guardano le mie foto – diceva Robert Frank (Zurigo 1924 – Inverness, Scozia, 2019) in un’intervista che appariva nel catalogo edito da Steidl di Gottingen in occasione di una mostra del 2008 nel Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo curata da Ute Eskildsen - voglio che provino la sensazione che si ha quando si legge una riga di una poesia una seconda volta”.

E’ questo il “testamento” che il grande fotografo, nonché regista considerato il padre del  New American Cinema, ci ha lasciato con la sua scomparsa, a novantaquattro anni, avvenuta nello scorso settembre. In questa mostra che lo fece conoscere al grande pubblico italiano il suo obiettivo era puntato su Parigi, manifestando quello che, in generale, nella sua ricerca era il tema che di più amava; cioè quello della “strada”: di quella banale e ripetitiva quotidianità che sa restituire, con piccoli segni e infinite storie, poesia e dimensione umana all’alienazione e all’anonimato di sterminate metropoli, capace ancora di offrire ad uno sguardo attento e partecipe emozioni, atmosfere, condizioni sociali spesso emarginate, momenti di autentica poesia.

Robert Frank, Charleston, South Carolina, Anni Cinquanta

Come già ci aveva fatto conoscere nel suo libro più famoso, The Americans, in cui la cronaca si fa in qualche modo “storia”, le situazioni colte dall’obiettivo del fotografo, certamente casuali, diventano “immagini”, dense di una capacità autonoma di testimoniare e di raccontare, concentrato di segni, di parole e di chiavi di lettura, cristallizzazione di attimi irripetibili in cui l’apparire si intreccia con la sua sensibilità e la sua scelta visiva. Oggettività e intimità si fondono per creare un nuovo momento comunicativo, che sa rendere “percepibile” ciò che è solo “visibile”.

 

Robert Frank, Tennessee, 1955

Fu l’editore francese Delpire a pubblicare il libro che si presentava come una sequenza di immagini, senza testi o didascalie, perché le sole immagini dovevano, secondo quella che fu ritenuta una scelta editoriale molto coraggiosa e innovativa, “parlare” con la loro sola forza comunicativa del proprio autonomo e originale linguaggio. Gli americani ebbero modo di apprezzarlo, di specchiarvisi e di riconoscervisi solo l’anno dopo quando fu ripubblicato negli Stati Uniti con la prefazione del suo amico fraterno Jack Kerouac (che di “strade” e di americani se n’intendeva). Seguendo le orme di maestri della fotografia americana, tra cui Walker Evans, di cui fu anche assistente, Frank rientra nella categoria di fotografi che hanno documentato la società americana in tutti i suoi strati, come pionieri della straight photography , di una fotografia pura e semplice, senza manipolazioni di sorta o intermediazioni ideologiche. Come ha scritto Michele Smargiassi su “La Repubblica” (11-9- 2019), con The Americans “demolì in un colpo solo l’autostima della fotografia e quella dell’America”.

Robert Frank, Wellfleet, Mass. 1962 (Credit Robert Frank, courtesy of Danziger Gallery)

Considerato tra le figure più influenti della fotografia contemporanea, nel 1959 approccia al cinema: il suo film più famoso è senz’altro il documentario dedicato ai Rolling Stones (prodotto nel 1972), ma anche i più irriverenti Cocksucker Blues e Pull my Daisy. Nel corso della sua carriera ha incontrato molti degli esponenti della Beat Generation ed è stato amico fraterno di Jack Kerouac. Pull my Daisy è infatti il risultato di queste frequentazioni. Girato con l’artista Alfred Leslie vede la partecipazione di Allen Ginsberg e proprio di Kerouac, ed è un pilastro fondativo del New American Cinema. Ma anche il mondo della musica lo acclama, da Patti Smith a Lou Reed. L’opera di Frank attraversa molteplici periodi, ma è anche segnata dalla tragedia personale della morte dei suoi due figli.


Robert Frank,Reno, da Gli Americani

Citare le innumerevoli mostre e collezioni che hanno compreso e comprendono le opere di Frank sarebbe impossibile. Nel 1994 gran parte del suo lavoro viene donato alla National Gallery di Washington e viene creata la Robert Frank Collection. Gli sopravvive la moglie artista June Leaf. Nel 2015 la regista Laurie Israel gira il film Robert Frank – Don’t Blink, che ne racconta la storia.

  

Robert Frank

 

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