“Don Chisciotte”, un cavaliere errante che ci insegna a sognare

Pubblicato: Giovedì, 13 Febbraio 2020

Al ​ Teatro “Verdi” di Salerno, in scena l’adattamento teatrale della celebre opera di Cervantes

di Stefania Lauria

“Ciò che è prodigioso in Don Chisciotte è la totale mancanza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà che ne fanno un libro così comico e così poetico[…]”, scriveva Gustave Flaubert a proposito del romanzo di Cervantes tra i più noti, letti e ammirati della storia della letteratura mondiale.

Immaginazione e realtà, follia e ragionevolezza, paura e coraggio, tragico e comico si fondono e confondono sul palco del ​ teatro “Verdi” di Salerno per lo spettacolo “Don Chisciotte”, che vede in scena uno tra i più talentuosi e versatili attori italiani: Alessio Boni.
La storia è nota. Don Chisciotte perde il senno in seguito alla lettura dei più celebri romanzi cavallereschi e credendo di essere un cavaliere si mette in viaggio, non prima di aver individuato, come ogni cavaliere che si rispetti, la dama immaginaria di cui è perdutamente innamorato e alla quale dedica le sue imprese. Si tratta di ​ una contadina da lui trasfigurata in una nobil donna, di nome Dulcinea.
A muoverlo la passione, l’ostinato desiderio di inseguire i suoi ideali, per cui si batterà strenuamente, combattendo e perdendo battaglie inesistenti,travisando il senso di ogni cosa. Al cospetto di una realtà che tutto distrugge, preferisce “perdersi” in un sogno e per sfuggire ad un mondo corrotto e insano si rifugia nel mito, pur rimanendo profondamente umano. Lotta con caparbietà per ciò in cui fermamente crede, è impavido nelle avversità. Come ogni uomo teme la morte, l’unica battaglia che non è possibile vincere ma non si lascia condizionare, insegnandoci che bisogna credere nei propri sogni, sperimentare, provare a superare i propri limiti anche quando le circostanze sembrano non essere favorevoli.


E’ un personaggio potente e attuale Don Chisciotte, e tutta la sua forza è straordinariamente portata in scena da Alessio Boni che con una recitazione magnetica, vigorosa ed un’inesauribile forza fisica​ rende brillante la sua prova d’attore, tenendo desta l’attenzione dello spettatore e trascinandolo nel vortice delle mille peripezie che coinvolgono il suo personaggio.
Per la “missione” che si appresta ad intraprendere,(rendere giustizia ai più deboli, liberare dame,farsi onore) Don Chisciotte si avvale dell’aiuto di un rozzo contadino, Sancio Panza che​ trasformato in fedele scudiero, con lui,inizia questo viaggio verso l’ignoto che è ​ un percorso di conoscenza ricco di speranza. Panza è interpretato da una bravissima Serra Yilmaz, che in modo verace, di enorme efficacia conferisce grande spontaneità e credibilità al suo Sancio Panza. L’intesa con Boni è evidente ed entrambi riescono perfettamente a rendere in scena la complementarità dei due personaggi, don Chisciotte sognatore, Sancio Panza realista che si supportano a vicenda in questa incredibile avventura.


Degna di nota anche la scenografia, curata meticolosamente, attraverso la quale lo spettatore non fa alcuna fatica a “calarsi”, insieme agli attori, nella vicenda. Menzione speciale a Ronzinante, cavallo meccanico, sapientemente guidato da Nicolò Diana, in grado di riprodurre così fedelmente le movenze dell’animale, da farlo sembrare vero, in una pièce dove il confine tra realtà e finzione è così labile da non renderlo sempre percettibile.
Lo spettacolo, adattato da Francesco Niccolini per la regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer, strappa allo spettatore più di un sorriso, riuscendo a bilanciare comicità e riflessione.
E’ davvero così folle un uomo che crede e combatte per i propri ideali? O è folle soccombere, inermi, senza provare a reagire? Un capolavoro è immortale perché annulla il tempo e le distanze. Il merito dello spettacolo è di non farcelo dimenticare.

 

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