Roma in camera oscura

Pubblicato: Martedì, 16 Aprile 2019

Oltre trecento fotografie della Città Eterna dall’Ottocento a oggi. Fino al 22 settembre una mostra nella splendida cornice di Palazzo Braschi

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Panorama di Roma dall’Accademia di Francia, 1900-1910 - stampa al carbone, AF 6880       

L’invenzione della fotografia, ovvero della “scrittura con la luce”, che ufficialmente si fa risalire al 17 gennaio del 1939, quando François Arago illustrò all’Accademia di Francia l’invenzione della dagherrotipia da parte di Louis Daguerre, ebbe immediata eco e rapida diffusione in diverse città italiane, da Venezia a Napoli, da Firenze a Roma.

Nella capitale, in quelli che furono gli albori della fotografia, si registrò subito una ricca e qualificata produzione di dagherrotipi, dall’inizio per curiosità intellettuale e per sperimentazione di questa nuova e meravigliosa forma di rappresentazione, e via via, intuendone le potenzialità creative e commerciali, essendo in grado di competere con l’incisione e il disegno nella produzione d’immagini-souvenir destinate a un esteso pubblico di viaggiatori.

 

A sinistra: Fotografo non identificato - Donna e bambina in costume regionale, 1865-1870 - stampa all’albumina, AF 325
A destra: Fotografo non identificato - Ritratto di coppia di coniugi in uno studio fotografico, 1860 ca. - stampa all’albumina, AF 2208

 

La fotografia si impone in pochissimi anni come autonoma forma espressiva rispetto alle altre arti figurative, acquistando anche una “dignità” di bene culturale; alla metà degli anni ’40 nasce a Roma il primo circolo fotografico d’Italia, il Circolo del Caffè Greco, animato da giovani vicini all’Accademia di Francia, come – il più famoso - Frédéric Flachéron, ma anche italiani come Giacomo Caneva. Di lì parte la grande avventura della fotografia a Roma, raccontata in una grande mostra a Palazzo Braschi (“Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi”, curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi).

 

Domenico Rocchi (1856 – post 1914) - Archeologi al Foro Romano, 1880 ca. - stampa d’epoca ai sali d’argento, AF 1588

 

Suggerendo diversi percorsi di visita, la mostra muove dagli esordi della fotografia in città – con artisti attivi già a ridosso dell’invenzione della nuova tecnica –, attraversa le epoche che videro mutare sempre più radicalmente il volto della città, per giungere, senza soluzione di continuità, all’opera di artisti viventi, che hanno operato in un significativo rapporto con Roma Capitale. La mostra è anche l’occasione per rendere noto il lavoro di molti autori rimasti anonimi, qui valorizzati per la prima volta come fotografi “di ricerca”.

 

Pompeo Molins (1827-1900 ca.) - Rovine dell’acquedotto Claudio, 1868 ca. - stampa all’albumina, AF 3316

 

Il racconto per immagini si snoda per nove sezioni dedicate alle diverse tematiche, declinazioni e tecniche, di questo affascinante processo. Si parte con “Sperimentare con la luce: nascita e progressi della fotografia” in cui si alternano il dagherrotipo, la carta salata e l’albumina, esplorati dai primi fotografi – Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand, James Anderson, Robert MacPherson –, veri pionieri che si spostavano tra città e campagna con ingombranti attrezzature, spesso accompagnati da pittori, ponendosi in piena continuità con l’arte del proprio tempo. Il rapporto con l’antico è a Roma immancabilmente fondamentale: la successiva sezione, “Documentare l’Antico: percorsi tra le rovine”, racconta come la nuova tecnica sia stata presto utilizzata anche nell’indagine archeologica. 

 

Pompeo Molins (1827-1900 ca.) - Fontana delle Tartarughe, 1868 ca. - stampa all’albumina, AF 431

 

Nella sezione “Centro della cristianità” emerge la Basilica di San Pietro in alcune caratteristiche sue peculiari: da un lato nell’aspetto più solenne e ufficiale, dall’altro nella sua anima quasi “familiare”, che si rivela negli scorci più nascosti di vita quotidiana all’interno delle mura vaticane, nelle grandi riunioni di piazza in lunga attesa di eventi storici o semplicemente della benedizione papale. Quarta tappa della visita la sezione “Vie d’acqua”: la presenza del fiume e le fontane monumentali con diverse immagini che rappresentano il condizionamento operato nei secoli dalla presenza dell’acqua – del Tevere in particolare, ma anche degli acquedotti e delle fontane. A seguire, “Un eterno giardino: Roma tra città e campagna” documenta il patrimonio naturalistico ancora straordinario di Roma, nell’opulenza di giardini e parchi.

 

Gioachino Altobelli (1814-1878) o Ludovico Tuminello (1824-1907), attr. - Porta Pia con i segni dei bombardamenti, 1870 - stampa all’albumina, AF 6813  

 

Il percorso espositivo prosegue con la sezione dal titolo “La nuova capitale: dai piani regolatori di fine Ottocento alla città moderna”, dedicata alle trasformazioni urbanistiche che nei secoli mutarono il volto dell’Urbe, per adeguarla dapprima al ruolo di nuova capitale d’Italia, poi di ideale palcoscenico del regime fascista, o per renderla infine la città moderna che tutti conosciamo: dopo i fotografi delle demolizioni, le opere di Nello Ciampi, che per trent’anni illustrò con le proprie immagini la rivista “Capitolium”, contribuendo a trasformare radicalmente il mestiere del fotografo, fino alle riprese di Oscar Savio, che fino agli anni Settanta documentò l’edilizia cittadina in una nuova concezione della fotografia d’architettura.

 

Gianni Berengo Gardin (1930) - Sposi nel cortile di palazzo dei Conservatori, 1986 - stampa ai sali d’argento su carta baritata, AFM 2318

 

Nella settima sezione, “Occasioni di vita sociale”, la fotografia si fa tramite di una modalità specifica di comunicazione della storia sociale che, fino ai giorni nostri, restituisce l’immagine della città in tutta la sua vivacità. Si alternano, dunque, immagini che abbracciano sia eventi celebrativi e ufficiali sia le occasioni più popolari dei mercati o delle feste. Oltre alle riprese di Adolfo Porry Pastorel, padre del fotoreportage in Italia, e a quelle di Nello Ciampi, si espongono le riprese degli operatori dell’Archivio Storico dell’Ufficio Stampa di Roma Capitale, degli anni Sessanta e Settanta.

 

Luigi Ghirri (1943-1992) - Ara Pacis, 1990 - stampa da negativo colore, AFM 111

 

E’ in quel periodo che l’immagine della Città Eterna, viene ad essere oggetto di nuove visioni, determinate da un originale modo di concepire e praticare la fotografia, oltre la sua specificità – in ogni caso – rappresentativa, come mezzo di interpretazione, in cui è la cultura visiva e non solo, il mondo interiore e anche la fantasia a riflettersi nell’oggetto dello sguardo e non viceversa: e qui, grazie ad una committenza in quegli anni da parte del Comune di Roma, si possono (ri)vedere, tra gli altri, i lavori di Berengo Gardin, Basilico, Ghirri e Mario Cresci.

 

A sinistra: Mario Carbone (1924) - La performance “Terremoto” di Joseph Beuys e il convegno "Arte e dimensione metropolitana" a Palazzo Braschi, 1981 - stampe ai sali d’argento su carta baritata, AFM 284
A destra: Giovanni Chiaramonte (1948) - Piazza del Pantheon di notte, 1990 - stampa da negativo colore, AFM 57

 

 

Il percorso si chiude con la sezione “Ritratti” di personaggi famosi, modelli in posa e interni di atelier, ma anche con tableaux vivants, in voga tra fine ‘800 e primo ‘900, i quali sottolineano come a cavallo dei due secoli difficile fu per la fotografia “affrancarsi” nei confronti della pittura, la sua più grande e “nobile” sorella.

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