I Ciardi, paesaggi e giardini

Pubblicato: Lunedì, 25 Febbraio 2019

 Splendida mostra al Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Treviso)

 Letizia Patròn

Beppe Ciardi, Impressione 

“Guglielmo Ciardi è lì fra Beppe e Emma, i due figli pittori e non ode altro. Londra, Monaco, Venezia, le esposizioni, il pubblico, le vendite, tutto scompare per loro davanti all'incanto di quei bianchi, tra l'acqua e il prato, sotto il cielo soffuso d'oro.

Il Tintoretto tra Marietta e Domenico, i due Tiepolo a Zianigo poco lontano da qui, Antonio e Bernardo Canaletto, Pietro e Alessandro Longhi. Ricordi eroici che farebbero sorridere i miei compagni se li enunciassi ad alta voce. Le anatre ci raggiungono nel canale e starnazzano e stridono e ci assordano”. Così annotava Ugo Ojetti, nel suo elzeviro “Ritratti d’artisti. I Ciardi”, sul “Corriere della sera” del 6 ottobre 1909.

 

Guglielmo Ciardi, Canale veneziano

 

Nel loro nome, dal 16 febbraio al 23 giugno 2019 si è aperta la nuova stagione espositiva di Palazzo Sarcinelli con la mostra, promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, “I Ciardi. Paesaggi e giardini”, a cura di Giandomenico Romanelli con Franca Lugato e Stefano Zampieri (catalogo Marsilio, con saggi, oltre che dei curatori, di Franca Lugato e Myriam Zerbi), secondo appuntamento del ciclo dedicato al paesaggio nella pittura veneta tra ‘800 e ‘900, inaugurato nel 2018 con la retrospettiva “Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del paesaggio”. In una fase di grandi cambiamenti della pittura, sempre più orientata verso lo studio dal vero o “en plein air”, Guglielmo (Venezia, 1842-1917) e i figli Beppe (Venezia, 1875-Quinto di Treviso, 1932) ed Emma (Venezia, 1879-1933) assumono un ruolo di protagonisti assoluti della scena artistica veneziana, italiana ed internazionale, partecipando alle Biennali di Venezia e ai più importanti appuntamenti espositivi nazionali, avendo anche una buona visibilità all’estero.

 

Guglielmo Ciardi, Marina veneziana

 

Come osserva il curatore Giandomenico Romanelli , “la ricchezza della loro scelta a favore del paesaggio si misura nelle radicali novità che essi (e soprattutto Guglielmo) sanno introdurre in questo genere pittorico: la luce declinata in tutte le possibili atmosfere, la presenza viva e palpitante della natura nelle piante, nei campi, nelle messi, nelle distese di eriche; la maestosità spesso scabra delle masse montuose, colte nella luce azzurra dell’alba o in quella struggente e aranciata dei tramonti, i filari, i covoni, i corsi d’acqua”.

 

Guglielmo Ciardi

 

“La nostra mostra – dice ancora Romanelli - non tratta, per esplicita scelta, il soggetto veneziano in Guglielmo. Ci pareva importante che il lungo confronto di Guglielmo con la natura e le sue manifestazioni chiedesse di privilegiare una tale scelta. Abbiamo preferito accostare i nostri protagonisti sul terreno del paesaggio e della sua resa pittorica in modo che la nostra lettura dei tre Ciardi si potesse accostare e confrontare su un piano di parità, lontani da ogni tentazione venezianista.” I prestiti provengono da alcune istituzioni pubbliche come l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, Casa Cavazzini ̶ Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia, con un nucleo significativo di dipinti finora conservati nei depositi ed esposti al pubblico dopo circa vent’anni, oltre che da collezioni private.

 

A sinistra: Beppe Ciardi, Plenilunio, 1900 ca. - A destra: Guglielmo Ciardi, Mattino di maggio, 1869

 

Il percorso si apre con un “focus” sugli esordi di Guglielmo ancora influenzato dalla tradizione paesaggistica ottocentesca, come si può vedere dal precocissimo e inedito dipinto del 1859 Paesaggio fluviale, per proseguire con gli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Domenico Bresolin (Padova, 1813-Venezia, 1899) e l’importanza che assumerà il paesaggio dell’entroterra veneto nella sua ricerca artistica. Atmosfere campestri e “acquitrini” lungo il Sile ma altresì paesaggi pedemontani e dolomitici costituiscono filoni originali e per certi versi trascurati della produzione dell’autore. I prolungati soggiorni attorno a Quinto di Treviso, Fonzaso, Asiago, San Martino di Castrozza gli avevano consentito d’instaurare un dialogo intimo con le caratteristiche specifiche di questi luoghi dell’infanzia e della memoria, permettendogli di ritrarli con rara profondità e continuità.

 

A sinistra: Beppe Ciardi, Sera piovosa, 1897 - Al centro: Emma CiardiA destra: Emma Ciardi, Meriggio - Refrontolo

 

La seconda sezione è dedicata al lavoro di Emma, instancabile pittrice e viaggiatrice apprezzata a livello internazionale, cultrice della tradizione del vedutismo veneziano, capace di rielaborare le esperienze macchiaiole, impressioniste e tardo impressioniste con un’originale chiave espressiva.

L’artista riscopre la grande tradizione guardesca in un inedito settecentesimo ironico e brioso con un chiaro gusto moderno e insieme citazionista, toccando forse i più singolari risultati nell’attenzione verso i giardini e i parchi, una sorta di hortus conclusus dove regnano quiete e sicurezza.

 

Guglielmo Ciardi, Mattino sulla laguna

 

Vi è anche un altro elemento importante che la mostra mette in luce: le numerose peregrinazioni artistiche in Europa, testimoniate da un confronto tra alcune opere di Guglielmo ed Emma. In questi viaggi la passione naturalistica e la pratica della veduta si arricchiscono di acquisizioni cosmopolite così come di soggetti e iconografie rinnovati, dagli Impressionisti alla scuola di Glasgow. Il percorso si chiude con l’opera di Beppe, presentata sotto una luce nuova che vuole mettere in evidenza la modernità e gli accenti simbolisti dell’autore, il quale, pur nella fedeltà alla poetica paterna, introduce elementi più tipicamente novecenteschi fino a dar spazio a una visione personale del paesaggio. Nonostante le evidenti analogie con la produzione di Guglielmo, opportunamente segnalate in mostra, è evidente l’attrazione verso il simbolismo nordico e la fascinazione per l’opera di Böcklin. Nella sua pittura si afferma via via, oltre a una presenza pacata di animali e pastori, la centralità della figura umana che, grazie alla lezione di Ettore Tito, talora si emancipa fino a prevalere sul paesaggio.

 

 

Conegliano, Treviso, Palazzo Sarcinelli

 

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