Il nostro Ottocento tra Hayez e Segantini

Pubblicato: Lunedì, 28 Gennaio 2019

In mostra ai Musei San Domenico di Forlì dal 9 febbraio al 16 giugno

C.S.  

Francesco Lojacono: Dall'ospizio marino, 1891, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea  

Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca, Francesco Leone e Gianfranco Brunelli annunciano “Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini”, dal 9 febbraio al 16 giugno 2019, naturalmente presso i Musei San Domenico di Forlì.

 Telemaco Signorini: L’Alzaia, 1864, olio su tela. Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd

  

Giuseppe Pellizza da Volpedo: Lo specchio della vita, 1895-1898, olio su tela. Torino, Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

 

“Una mostra – evidenzia il coordinatore, Gianfranco Brunelli – che vuole mettere un punto fermo sull’Ottocento italiano, dopo le centinaia di retrospettive che hanno indagato questo o quell’autore, questo o quell’aspetto, declinazione o sfaccettatura di quell’importante secolo”. Più puntualmente, la scelta curatoriale (Fernando Mazzocca e Francesco Leone) ha voluto focalizzarsi sui sessant’anni fatidici che intecorrono tra l’Unità d’Italia e lo scoppio della Grande Guerra.

 

A sinistra: Ettore Tito: Luglio (Sulla spiaggia), 1894, olio su tela. Trissino (VC), Fondazione Progetto Marzotto
A destra: Angiolo Tommasi: Emigranti, 1896, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

 

“Si passa – dicono i curatori – dall’ultima fase del Romanticismo e del Purismo al Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo presentando i capolavori, molti dei quali ancora da riscoprire, dei protagonisti di quei tormentati decenni”. “Attraverso un immersivo viaggio nel tempo e nello spazio, ci vengono incontro capolavori di pittura e di scultura che segnano aspetti culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale.

 

Francesco Lord Mancini: Route de Torre Annunziata à Pompéi, 1874, olio su tela. Collezione privata, courtesy Galleria Bottegantica Milano  


La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra la tradizione e la modernità”.

 

Telemaco Signorini: L'artiglieria toscana a Montechiaro salutata dai francesi a Solferino, 1860, olio su tela. Collezione privata


La mostra presenta, nella loro più importante produzione, pittori come Hayez, Segantini, Induno, Molmenti, Faruffini, Mussini, Maccari, Muzzioli, Morelli, Costa, Fattori, Signorini, Ciseri, Corcos, Michetti, Lojacono, Mancini, Previati, Morbelli, Nomellini, Tito, Sartorio, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Boccioni, Balla; e scultori come Vela, Cecioni, Monteverde, Gemito, Canonica, Bistolfi. Ma sarà anche la straordinaria occasione di far conoscere tanti altri artisti sorprendenti, oggi ingiustamente dimenticati.

 

 

A sinistra: Silvestro Lega: Una madre   
Al centro: Pietro Canonica: Donna Franca Florio, 1904-1907, marmo bianco patinato. Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, Roma
A destra: Vittorio Matteo Corcos: La contessa Carolina Sommaruga Maraini, 1901, olio su tela. Fondazione per l'Istituto Svizzero di Roma  

 

“I due fuochi, iniziale e finale, Hayez e Segantini, tracciano certamente un confine simbolico, ribadisce Brunelli. Ma quel confine dice ad un tempo tutto il recupero della classicità e tutto il rinnovamento di un secolo.
All’inizio e alla fine del secolo, entrambi sono pittori del rinnovamento dell’arte italiana. Se Hayez viene consacrato da Mazzini pittore della nazione, Segantini avrà da D’Annunzio, nella sua Ode in morte del pittore, analogo, alto riconoscimento”.
Per la mostra sono state scelte opere fondamentali, mai casuali, spesso prestiti prestigiosissimi, accanto ad opere quasi inedite che la mostra svela per la prima volta al suo pubblico.

 

A sinistra: Umberto Boccioni: Tre donne, 1909-1910, olio su tela. Milano, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Collezione Intesa Sanpaolo
Al centro: Giuseppe De Nittis: Il foro di Pompei, 1875, olio su tela. Viareggio, courtesy Società di Belle Arti
A destra: Giacomo Balla: Ritratto all'aperto, 1902, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

 

Ai Musei San Domenico ci si immergerà in un confronto straordinario tra pittura e scultura. Ripercorrere in questo modo le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo, consente di capire criticamente come l’arte sia stata non solo un formidabile strumento celebrativo e mediatico per creare consenso, ma anche il mezzo più popolare, “democratico” per far conoscere agli italiani i percorsi esaltanti e contraddittori di una storia antica e recente caratterizzata da slanci comuni e da forti tensioni e divisioni.

 

Gaetano Previati: Cesare Borgia a Capua (Il Valentino), 1879-80, olio su tela. Forlì, Collezione Intesa Sanpaolo

  

L’arte – chiosa il Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, avvocato Roberto Pinza, che promuove la mostra – è stata anche un formidabile laboratorio per far conoscere e riscoprire le meraviglie naturalistiche del “bel paese” e quelle artistiche delle città che le esigenze della modernità stavano irrimediabilmente trasformando, per presentare la varietà e il fascino degli usi e costumi delle diverse identità locali, per trasmettere l’eccellenza di tecniche artistiche di epoca rinascimentale, ancora richieste in tutto il mondo”.

 

 

Forlì, Musei San Domenico, Il chiostro

 

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