Bruno Munari: la luce ha un colore

Pubblicato: Sabato, 15 Dicembre 2018

Fino al 20 marzo una grande mostra alla Fondazione Plart di Napoli

Michele De Luca

Bruno Munari - I Colori della Luce            

La Fondazione Plart e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, nell’ambito dell’edizione 2018 di “Progetto XXI”, presentano la mostra “Bruno Munari. I colori della luce”, a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini, realizzata presso il Museo Plart (Via Giuseppe Martucci 48, Napoli).

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Vetrini a luce fissa, 1950, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek

 

 “Progetto XXI” è la piattaforma attraverso la quale la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee si propone, dal 2012, di esplorare la produzione artistica emergente, nella sua realizzazione teorico-pratica, e di analizzare l’eredità delle pratiche artistiche più seminali degli ultimi decenni, nella loro esemplare proposta metodologica. Il progetto intende così contribuire alla produzione e alla diffusione di narrazioni e storiografie alternative del contemporaneo e alla definizione di un sistema regionale delle arti contemporanee. La mostra è realizzata e finanziata integralmente con fondi POC 2014-20 (Programma Operativo Complementare) Regione Campania.

 

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek 

 

In particolare, la collaborazione con Fondazione Plart ha permesso di ampliare i pubblici di riferimento e di approfondire nuove linee di ricerca, esplorando le relazioni in costante aggiornamento fra arte, architettura e design con l’obiettivo di creare le premesse per progetti museali in grado di abbracciare l’ampio spettro di queste relazioni. Oltre ad avviare, con una pluralità di soggetti di eccellenza, una riflessione sistematica sulle tematiche del restauro nelle arti contemporanee e a supportare, quindi, l'affermazione delle nuove professionalità ad esse connesse.

 

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek

 

Bruno Munari (Milano, 1907-1998), designer, scrittore e uno dei massimi protagonisti dell'arte programmata e cinetica, è autore di una ricerca multiforme che, al di là di ogni categorizzazione, definisce la figura di un intellettuale che ha interpretato le sfide estetiche del Novecento italiano, esplorando la relazione fra le discipline e l'interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione. La mostra presentata al Plart analizza un aspetto in particolare e uno specifico corpo di lavori di Munari, le “Proiezioni a luce fissa” e le “Proiezioni a luce polarizzata” realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso, con cui porta a compimento la sua ricerca volta a conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell’opera. L’artista, esplorando la nozione di dipingere con la luce, arriva dapprima, nel 1950, al processo di smaterializzazione dell’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive intitolate “Proiezioni Dirette”: composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini.

 

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek

 

Questi piccoli collage erano proiettati al chiuso e all’aperto, sulle facciate di edifici, dando una sensazione di monumentalità e conquista di un'inedita spazialità, tridimensionale e pervasiva, dell’opera. Nasce così la “pittura proiettata” di Munari che, progredendo nelle sue indagini, giunge al suo culmine nel 1953, quando scopre e mette a punto per la prima volta il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid. Utilizzando, infatti, un filtro polarizzato movibile applicato a un proiettore per diapositive, Munari ottiene le “Proiezioni Polarizzate” con cui compie l'utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire.

 

 

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Vetrini a luce polarizzata, 1953, Materiali vari, Courtesy Miroslava Hajek

 

Questa parte peculiare della complessa e variegata produzione artistica di Bruno Munari sarà per la prima volta presentata a Napoli, a seguito della ricerca condotta dalla Fondazione Plart, che ha svolto un accurato lavoro scientifico di digitalizzazione dei vetrini che saranno proiettati in specifici ambienti della mostra. Trattandosi di opere risalenti a oltre cinquant’anni fa (“Proiezioni Dirette”, 1950; “Proiezioni Polarizzate”, 1953), il lavoro di digitalizzazione si è reso necessario anche per la conservazione di queste opere, vista la loro precaria costituzione materiale.

 

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Tavola tattile 1938 Feltro carta abrasiva stoffa plastica chiodi su supporto di legno, Courtesy Miroslava Hajek

Inoltre, la digitalizzazione consente di portare alla conoscenza del pubblico un particolare aspetto del lavoro di Munari rimasto sconosciuto per molto tempo, colmando, altresì, i vuoti e le mancanze presenti nella ricostruzione non solo di alcuni aspetti della sua ricerca ma più in generale della storia dell’arte contemporanea, soprattutto nel rapporto arte-tecnologia. Infatti, il lavoro di Munari che sarà presentato in mostra ha inciso in modo determinante sui successivi sviluppi dell’Arte cinetica in Francia e dell'Arte programmata in Italia. In più, gli ambienti realizzati per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno anticipato in modo assolutamente seminale soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali e, di conseguenza, delle più recenti metodologie e linee di ricerca dell’arte interattiva, come il “Mapping” e la “Kinect-Art”.

 

A sinistra: FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Macchina inutile 1934 Guscio di zucca bacchette di legno alluminio, Courtesy Miroslava Hajek
A destra: FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI, Macchina inutile aerea 1947 Bacchette di alluminio colorate in testa, Courtesy Miroslava Hajek

Il percorso espositivo del Plart è arricchito dalla presenza di alcune opere esemplificative di quella ricerca che condurrà Munari, già a partire dagli anni Trenta e Quaranta, ad evolvere in senso ambientale la sua opera.

 

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