Franco Beraldo, l’autonomia del colore

Pubblicato: Venerdì, 19 Ottobre 2018

L’omaggio all’artista con una bella mostra al Centro Candiani di Mestre

Anna Fava

Opere di Franco Beraldo. A sinistra Natura morta nel paesaggio, 2001

Di Franco Beraldo (Meolo, 1944) ha scritto Virginia Baradel, critica e storica dell’arte del Novecento: “Nella fase di avvicinamento alla pittura di Franco Beraldo il critico si documenta su cataloghi e testi di colleghi che nel tempo ne hanno seguito e interpretato la vicenda artistica. A scorrere la letteratura critica compare in primo piano la sospensione metafisica del richiamo tematico novecentista: natura morta nel paesaggio.

Dunque prende forma una linea di riflessione centrata su un’iconografia classica, rivisitata in modo intenzionale e originale. Concetti come sospensione, essenzialità, limpidezza, contemplazione, vengono caricati su una scena teatrale primaria dove ogni cosa è insieme figura particolare e forma universale: alberi e case, cielo e mare diventano icone atemporali di alberi e case, di cielo e mare. Elaborato il tema della sospensione metafisica e della riduzione formale, lo sguardo critico apprezza e mette in risalto la competenza pittorica che usa con padronanza i toni locali, una speciale chiarità mediterranea e i segreti della tradizione veneziana unita a quella novecentista, memori consapevoli di remote origini bizantine. Tutto questo depone a favore di una pittura assai composta e fiscale e il critico se ne fa una ragione. Poi va a trovare l’artista e la sua diligente ermeneutica ha un brusco soprassalto quando comprende che il severo percorso altro non è stato che una sfida continua all’autonomia del colore che alla fine approderà solitario ad un astrattismo felicemente spericolato”.

 

 

La Fondazione Musei Civici di Venezia, in linea con la propria proposta culturale che intende valorizzare gli artisti del territorio metropolitano - in collaborazione con la Città di Venezia - rende omaggio all’arte di Franco Beraldo (Meolo, 1944), con una mostra ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre dal 27 ottobre all’11 novembre 2018. Del grande maestro veneto, già vincitore del Premio Burano nel 1981, il Centro Candiani - sempre più ‘fulcro’ di una nuova rete di percorsi artistico-culturali di carattere nazionale e internazionale che sta trovando in Mestre terreno fertile – presenta, nella città che ha visto i suoi natali artistici, 62 opere tra dipinti, Haiku, disegni su carta, vasi e piastre in vetro di Murano, tutte realizzate da Franco Beraldo tra il 2004 e il 2018.

 

 

Dall’acquerello alla sperimentazione con l’affresco, quello intrapreso dall’artista – fra gli esponenti di spicco di quel fermento intellettuale che da sempre ha caratterizzato la città di Mestre e il territorio metropolitano - è un continuo confronto con le infinite e varie potenzialità del colore. ‘Ed è proprio quest’ultimo, nella terza fase della sua produzione – come ricorda in catalogo Gabriella Belli, curatrice dell’esposizione insieme a Elisabetta Barisoni, a frantumare la linea e il contorno, per diventare protagonista, libero e assoluto, di un racconto compositivo che fa propri i più disparati supporti materici, dalla tela, ai lacerti di carta, fino al vetro.’

Nelle opere presentate al Centro Candiani di Mestre, lo stile dell’artista dimostra quanto sia infinita la via della Storia per i veri maestri. Dopo aver sperimentato una pittura più descrittiva, dove il soggetto è ancora circoscritto all’interno della composizione, dai primi anni Duemila, Beraldo dona dunque piena libertà al colore, che invade e travolge la tela, con le linee e i contorni.

 

Franco Beraldo, Paesaggio, 2003, olio su tela

 

Come negli acquerelli degli anni ottanta, negli Haiku permane una dimensione quasi 'zen' di procedimento a togliere, per arrivare all’essenziale di un’arte meditativa. Il lavoro continuo di ricerca attraverso le tecniche, i materiali e le possibilità espressive dell’arte del ‘900, portano Beraldo a misurarsi anche con un oggetto di grande tradizione come il libro d’artista, che lui interpreta e svolge come un racconto tridimensionale. Tra le più recenti sperimentazioni anche la ricca produzione vetraria.


Secondo l’autore, il vetro è il materiale ‘magico’ per eccellenza; vive solo con la luce, al buio diventa opaco e si spegne, un po’ come l’essere umano.
Beraldo si muove ormai con sicurezza tra giochi di trasparenze, arrivando a un risultato mai improvvisato, che ha radici ben consolidate nello studio e nell’osservazione dei maestri del nostro passato recente. Piace ricordare sul pittore una bella testimonianza del compianto Paolo Rizzi, scomparso poco più di dieci anni fa, il quale già così annotava: “Vediamo – nella pittura di Beraldo - la leggerezza e la trasparenza del color veneto, cioè la sensibilità dei grandi maestri del passato. E insieme vediamo l’essenza stessa della pittura, che potremmo dire rinascimentale ripresa con delicatezza. Questo vediamo, nella pittura di Beraldo. Ma altro ancora. Vediamo un’aspirazione alla serenità, alla pacatezza dei rapporti, alla speranza di un mondo migliore. E’ l’antidoto contro le nevrosi e le convulsioni del nostro tempo: un balsamo che dagli occhi scende direttamente all’anima. Quella luce - certo, la luce che scivola via nelle opere di Beraldo - non è più fisica, ma spirituale. Così, vediamo come la tecnica sapiente (l’olio e la tempera, l’acquerello e l’affresco, fino al più recente vetro) non sia più al servizio di un puro piacere dei sensi. Anche la tecnica diventa un linguaggio che porta l’artista verso un’espressività che è tutta sua e, insieme, di ciascuno di noi. Luce, aria, colore: un modo di respirare quel che c’è attorno. Non veleni: ma una sottile pungente voglia di essere liberi, di cominciare un viaggio là, tra i cieli tersi della nostra fantasia. Cosa vediamo, infine? La classicità stessa del dipingere”.

 

Franco Beraldo

 

La mostra, accompagnata da un bel catalogo edito da Grafiche Battivelli (Conegliano, 2018), vuole rappresentare una grande testimonianza della vitalità della produzione di questo artista, celebrato da numerose e importanti esposizioni negli ultimi trent’anni.

 

Mestre, Centro Candiani

 

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