Giulia Lama, grande pittrice e poetessa

Pubblicato: Venerdì, 25 Maggio 2018

Venezia la celebra con una interessante mostra a Ca’ Rezzonico

Michele De Luca

 A sinistra: Giulia Lama ritratta da Giovanni Battista Piazzetta (1715-20), Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza: A destra: Venezia, Ca-Rezzonico 

A Venezia, nella prima metà del Settecento, oltre a Rosalba Carriera viveva un’altra pittrice di primo piano, purtroppo del tutto ignorata fuori dalla sua patria: Giulia Lama (Venezia, 1681-1747). La vita di Giulia Lama è priva di avvenimenti degni di nota e questo ha creato non pochi problemi nella ricostruzione della sua biografia. In aggiunta, criticata per il disegno difettoso e l’esecuzione grossolana, fu poco apprezzata nella seconda metà del Settecento e solo a partire dal Novecento gli storici dell'arte sono tornati ad occuparsi di lei.

Gli studi più importanti sul suo conto si devono a Giuseppe Fiocco, Rodolfo Pallucchini, Ugo Ruggeri e Adriano Mariuz, i quali si impegnarono, inoltre, a ricostruirne il catalogo delle opere (molti lavori risultavano dispersi nel mercato antiquario o attribuiti ad altri quali Johann Liss, Giovanni Battista Piazzetta, Giovan Battista Tiepolo). Nacque nella parrocchia di Santa Maria Formosa (fu battezzata nella stessa chiesa cinque giorni dopo) dal pittore Agostino e da Valentina Dell’Avese. Non si sposò, né ebbe figli e visse sempre nella casa di famiglia in calle Lunga; la Lama non dipinse mai per professione: non si iscrisse alla “fraglia” (antica denominazione veneta delle corporazioni di artigiani) e si manteneva facendo la ricamatrice.

 

Giulia Lama (1681 – 1747), Nudo femminile sdraiato su una roccia, Gesso bianco e gesso nero, mm 451 x 570

 

La prima opera autografa è il “Ritratto del procuratore Pietro Grimani” (1719), disegnato da lei e inciso da Andrea Zucchi, ma prima del 1720 doveva aveva concluso il “Cristo condotto al Calvario” per la chiesa del Cristo Miracoloso di Poveglia, andato perduto. Negli stessi anni gli venivano commissionati la pala per l’altare maggiore di Santa Maria Formosa (1722-1723), il “Cristo incoronato di Spine” e il “Cristo sulla via del Calvario”, conservati presso l’eremo di Monte Rua (di chiare influenze piazzettesche), nonché la “Decollazione di una santa” collocata a Ca’ Rezzonico, che ora le dedica una mostra intitolata “Giulia Lama, pittrice e poetessa”, appena inaugurata e aperta al pubblico fino al 3 settembre. Vengono presentati dodici splendidi studi di nudo realizzati dall’artista, parte di una più ampia raccolta di sue opere grafiche, appartenenti al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr, che possiede una splendida selezione delle sue opere grafiche, tutti studi di nudo tratti dal vero: una prassi non certo convenzionale per una donna dell’epoca, che tuttavia ci rivela appieno una personalità autonoma e anticonformista. Alcuni di questi fogli, restaurati per l’occasione, vengono ora esposti per la prima volta in questa piccola ma preziosa esposizione allestita nella Sala degli Arazzi di Ca’ Rezzonico, a cura di Alberto Craievich. La mostra, alla quale è abbinato un portfolio edito da Eidos, rientra nell’ambito del progetto “Eppur ci sono! Tre donne intorno al … Settecento veneziano: Luisa, Giulia, Maddalena”, promosso da Vittoria Surian e dalla sua ‘Associazione Culturale Eidos di Venezia’ , attraverso il quale s’intende mantener vivo il ricordo delle donne artiste e letterate che, inserendosi nell’ambiente culturale del loro tempo, hanno contribuito ad onorare nei secoli “le Arti” a Venezia. Visti i temi trattati il progetto è entrato a far parte anche della più ampia rassegna “Venezia, Città delle Donne”, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia.

 

Giulia Lama (1681 – 1747), Nudo virile visto di schiena, Gesso rosso e gesso bianco, mm 570 x 430


Fin dai suoi esordi la sua estetica, lontana da visioni prettamente decorative o intrise di calda sensualità, si qualifica nelle raffigurazioni dal forte risalto plastico ed espressivo, violente nella loro gestualità e nell’uso del colore, in sintonia con quanto diffuso in quegli anni a Venezia da Giambattista Piazzetta . Questi peraltro ci ha lasciato uno straordinario ritratto della pittrice, rappresentata con gli strumenti del mestiere, che pare essere stata non bella d’aspetto, ma dal temperamento forte seppure malinconico. Venezia conserva splendide testimonianze della sua arte pittorica in edifici simbolo del patrimonio artistico cittadino: tra le tante, alcune delle quali alcune purtroppo andate perdute, come “Sant'Antonio da Padova nell’atto di ricevere il Bambino” in Santa Maria dei Miracoli, o “San Teodoro a cavallo e limperatore Licinio” nella la Scuola di San Teodoro, rimane nella chiesa di San Vitale (“San Vidal”) una “Crocifissione con gli apostoli” (1726-1732), considerata uno dei suoi lavori più rappresentativi; dello stesso filone espressivo sono “Giuditta e Oloferne” alle Gallerie dell’Accademia, gli “Evangelisti” di San Marziale e “Gloria di una santa” (o, meglio, una “Assunzione”) esposta nella chiesa di Santa Maria Assunta di Malamocco.

 

 

A sinsitra: Giulia Lama (1681 – 1747), Nudo virile visto di schiena, Gesso rosso e gesso bianco, mm 570 x 430
A destra:  Giulia Lama (1681 – 1747), Nudo femminile appoggiato su una roccia, Gesso rosso e gesso bianco, mm 440 x 527

 

Lo stile della Lama è autonomo rispetto agli altri pittori contemporanei, primo fra tutti il Piazzetta che va considerato un collega piuttosto che un maestro. La sua pittura si dimostra infatti molto più essenziale e quasi ruvida, tendente perfino alla deformazione anatomica. Fondamentale è l'uso violento del chiaroscuro.

Ebbe anche una certa fortuna come poetessa: nei “Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo” curati da Luisa Bergalli (1726) compaiono anche tre sonetti e due canzoni della Lama, mentre altri componimenti vennero pubblicati nel 1734 e nel 1740 in due raccolte d'occasione. Si caratterizzano per un certo petrarchismo sul quale, però, si impone la personalità veemente rilevabile nei dipinti.

 

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