Lino Guanciale incanta Potenza

Pubblicato: Lunedì, 16 Aprile 2018

"Itaca" in scena al Don Bosco

di Stefania Lauria

“La verità ci rende liberi” diceva Socrate e credo che questo pensiero possa, in qualche modo, ricollegarsi ad Itaca,lo spettacolo messo in scena da Lino Guanciale con la regia e le musiche di Davide Cavuti, ieri sera, al Don Bosco Di Potenza.

Itaca è la patria di Ulisse ma anche di ognuno di noi. Itaca è un viaggio che attraversa la storia, la letteratura, la musica e il cinema.

Itaca è un percorso, che Guanciale definisce, “umano/artistico”, il suo percorso-precisa- ma anche  il nostro perché ci guida, attraverso gli scritti di note personalità, a riflettere sulla vita, a coglierne gli aspetti salienti, autentici. Itaca è la speranza di un mondo civile e democratico. E’ “sete di conoscenza”; è “l’ardore di divenir del mondo esperto” e appartiene a tutti coloro che hanno una meta da raggiungere, perché come dice Guanciale durante lo spettacolo,“non esiste vera scoperta se ci si ferma”.

Itaca è un monologo che “canta” l’amore, la bellezza, la vita, la morte, la pace, la fratellanza, la conoscenza e lo fa con garbo ed eleganza, catapultando il pubblico in un universo parallelo e avvalendosi di un condottiero d’eccezione, Guanciale appunto, che quasi prende per mano il singolo spettatore e lo accompagna, rassicurandolo, in questo viaggio verso l’ignoto.

E’ un Guanciale molto diverso, dall’attore che conosciamo e siamo abituati a vedere. E’ a suo agio sul palco che forse è un po’ anche la sua “Itaca”, perché, in fondo, Itaca è il posto in cui ci si sente a casa. Passa con estrema disinvoltura  da registri comici a registri drammatici; è brillante, divertente, dialoga con il pubblico, racconta e si racconta. Usa con sapienza mimica, voce, sguardo . E’ profondamente intenso quando recita Pasolini e magistralmente potente nell’interpretazione delle pagine di Gadda,tanto da riuscire a far  quasi materializzare sul palco quella molteplicità di personaggi e di voci che sono nel testo o ancora quando interpreta il netturbino e il marchese  contemporaneamente, nella non facile “ A livella” di Totò. Intonatissimo nella singolare versione monodica di Itaca; dimostra al pubblico, recitando poi un trittico di  note poesie, come la “messa in voce” possa rendere una poesia completamente diversa ai nostri occhi.

Il tutto  impreziosito dagli splendidi arrangiamenti di Cavuti e dal suono avvolgente e armonioso della sua fisarmonica che ha contribuito a rendere magica l’atmosfera creatasi su un palco arredato in  modo essenziale: un leggio, una scrivania e uno schermo sul quale si sono alternate alcune proiezioni.

Con Guanciale in scena vi è la persona, l’attore, e l’educatore. Perche “Itaca” è uno di quegli spettacoli che meriterebbero di essere diffusi anche nelle scuole; non solo per il messaggio che propone  ma perché alla base di questo spettacolo si rintraccia un vero e proprio dialogo tra arti che ne mostra l’efficacia della loro interazione ed esalta l’aspetto più alto del teatro e  al contempo quello più nobile del mestiere dell'attore: educare il suo pubblico e trasmettere valori, per far sì che quando i riflettori si spengono e cala il sipario, ci si senta arricchiti.

Ed Itaca centra l’obiettivo.

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