Martin Bradley e Adolfo Wildt

Pubblicato: Martedì, 10 Aprile 2018

Fino al 22 giugno due importanti mostre al Mig di Castronuovosant’Andrea

Francesco Mstrovito

Adolfo Wildt

A Castronuovo Sant’Andrea (Potenza), nelle sale del MIG Museo Internazionale della Grafica - Biblioteca Comunale “Alessandro Appella” - Atelier “Guido Strazza”, si può visitare la mostra dedicata a Martin Bradley (Richmond, Surrey, 1931) e ai suoi rapporti con la Lucania, che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica europea e proseguito con le personali di Degas, Renoir, Bonnard, Matisse, Bernard, Mirò, Dufy, Picasso, Calder, Ben Shann, Secessione di Berlino, Pechstein, Zadkine, Marcoussis, Assadour, Henri Goetz, Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra, Melotti, Maccari, Anselmo Bucci, Perilli, Raphaël, Del Pezzo, Mascherini, Bartolini, Marino, Azuma, Guarienti, Richter, Viviani, Arp, Viani, Breton e il Surrealismo, Fazzini, Max Bill, Sol LeWitt, Bram Van Velde, Gruppo CoBrA.

Martin Bradley

 

La mostra, a cura di Giuseppe Appella, accoglie 60 opere su carta, tra incisioni, litografie, xilografie, disegni, acquarelli e tempere datati 1955-1983, volte a raccontare il rapporto dell'artista inglese con la Lucania, frequentata fin dal 1968, e con alcuni artisti presentati nel corso degli anni nelle sale del MIG, tra i quali Paul Klee, Joan Mirò e Asger Jorn. Lo dimostrano le sue opere che mettono al centro un colore caldo e carico di emotività, alternando i ricordi delle incisioni rupestri alla calligrafia orientale, su impianti immaginari che intessono simbologie provenienti da molteplici culture, non ultima la filosofia del Buddismo al quale si è convertito.  

 

Martin Bradley

 

Ricordo quanto ebbi a scrivere in catalogo introducendo alla sua personale alla Galleria Borghese di Roma (gennaio – febbraio, 1997): “L’impegno di Bradley è quello di tradurre in immagini, in fenomeni di segni e colori, l’universo  psicologico di un rapporto “meraviglioso” con il mondo, con la realtà, con le sorprese e le suggestioni che, ad ogni battere di ciglia, riserva nel suo divenire caleidoscopico; un rapporto di immediatezza, una percezione non mediata da intellettualismi (anche se la sensibilità e raffinatezza percettiva è filtrata attraverso un retroterra culturale che richiama i nomi di Max Ernst e di Pail Klee). E qui può trovarsi il senso più intimo ed essenziale dell’arte grafica di Bradley, di un iter creativo che si pone come scopo di comunicare la magia che ogni istante vissuto contiene in sé, come “fatto” che succede in maniera sempre nuova, sempre sorprendente, sempre originale e irripetibile. Un’avventura, dunque, la sua, e un’invenzione cromatica generata dallo stupore; alla ricerca sempre di occasioni nuove  per visualizzare e rendere presenti e fermi nel tempo i lampi luminosi della fantasia, che rischiarano i passaggi meno percettibili della nostra vita, per ritrovare, come diceva Tomas Stearns Eliot, “la vita che abbiamo perduto vivendo”.

 

Adolfo Wildt

 

La mostra di Martin Bradley sarà accompagnata dal ricordo di Adolfo Wildt (Milano, 1868 – Milano, 1931), scultore italiano e nonno di Vanni Scheiwiller che, a Castronuovo Sant'Andrea, ha donato la sua intera collezione di presepi oggi esposti lungo il percorso itinerante del Museo Internazionale del Presepio a lui dedicato. L'occasione viene offerta dall'anniversario della sua morte, celebrato attraverso una mostra composta da disegni, fotografie, libri e documenti, disponibili, come l’opera di Bradley, fino al 22 giugno 2018 nelle sale del MIG. A dispetto del nome di origine germanica, Adolfo Wildt è un artista tutto italiano: scultore tra i più conosciuti, ma anche meno compresi e celebrati dalla critica italiana del dopoguerra per la sua personalità, il suo stile visionario e indipendente, per le sue anatomie deformate all’estremo e per la scelta inusuale dei soggetti, tanto da essere riscoperto solo da pochi decenni. Negli anni, Wildt acquisisce capacità tecniche eccezionali nella lavorazione del marmo, trovando la sua dimensione in uno stile tormentato: fine conoscitore dell’anatomia, deforma e trasforma i corpi alla ricerca di un effetto psicologico spasmodico. Ma, a partire dal 1915, gli eccessi espressionistici vengono progressivamente dismessi per lasciare il posto ad un’estetica pura e impalpabile, sempre più slegata dalla realtà anatomica. Fu maestro di Fausto Melotti e Lucio Fontana, due autori cardine dell'arte italiana, che lo definirono: l’unico, veramente meraviglioso.

 

A sinistra: Adolfo Wildt - A destra: Felice Casorati per il volume di Aberto Tallone

A partire poi dal 31 marzo, sempre nelle sale del MIG, l’omaggio ad Alberto Tallone (Bergamo, 1898 – Alpignano, 1968) editore e tipografo. Nell'ambito della rassegna “un libro, una storia”, sarà possibile sfogliare il volume, edito nel 1960 e curato da Luigi Carluccio, dal titolo Antologia di scrittori piemontesi contemporanei, che raccoglie testi di G. Arpino, O. Beltrami, M. Bonfantini, I. Calvino, I. Cremona, G. Debenedetti, A. Del Boca, E. Emanuelli, G. Fenoglio, E. Galvano, L. Gigli, M. Gromo, M. Lattes, C. Levi, C. Pavese, L. Pestelli, C. Prosperi, M. Soldati, L. Sollazzo, E. Zolla e una litografia di Felice Casorati. Nel libro sarà possibile notare le caratteristiche editoriali, sempre all’insegna di una pulizia formale sostenuta da originalità, rigore e rinnovamento estetico.

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