L’Arte tra paesaggi e periferie

Pubblicato: Martedì, 06 Marzo 2018

La mostra e il catalogo sono a cura di Arianna Sartori. Interessante rassegna alla Casa Museo Sartori, Castel d’Ario (Mantova)

M.D.L.

A sinsitra la Locandina della mostra - MARRANCHINO DOMENICO, Riflessi sulla strada bagnata, 2018, olio su tela, cm 80x100

“Noi siamo circondati da cose che non abbiamo fatto e che hanno una vita e una struttura diversa dalla nostra: alberi, erbe, fiumi, colline, nubi. Per secoli esse ci hanno ispirato curiosità e timore e sono state fonte di piacere. Le abbiamo ricreate nella nostra immaginazione per riflettervi i nostri sentimenti”.

Sono parole dello storico e critico d’arte inglese Kenneth Clark che introducono al suo celebrato libro Il paesaggio nell’arte (Garzanti, 1985) e che vengono in mente al primo approccio con la mostra “L’Arte tra paesaggi e periferie”. La mostra, che nasce da un’idea e progetto di Adalberto Sartori, allestita alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova). L’ampia rassegna, dall’ 11 marzo al 15 aprile, curata, insieme al catalogo, da Arianna Sartori, gode dei dei patrocini di Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Castel d’Ario, Comune di Mantova, FAI delegazione di Mantova, Parco del Mincio, Ecomuseo della risaia, dei fiumi, del paesaggio rurale mantovano, Pro Loco di Castel d’Ario.

 

A sinistra: DAVANZO WALTER - Vittoria Alata a Berlino, 2004, tecnica mista su tela, cm 162x83 - Al Centro: FACCIOLI GIOVANNI - Quiete, 2017, olio su tavola, cm 82x62 - A destra: MOLINARI MAURO, Untitled, 2008, 2008, acrilico su carta e legno, cm 85x60

Centosei opere d’arte, realizzate da altrettanti artisti italiani a partire dagli anni ’40 del secolo scorso fino ai nostri giorni, sono raccolte in questa significativa rassegna dedicata al “paesaggio”. La mostra presenta dipinti, acquerelli, sculture ceramiche, ed è intitolata non a caso “l’Arte tra paesaggi e periferie”, propone opere che raffigurano dal paesaggio bucolico, al paesaggio marino o montano, dal paesaggio o veduta urbana alle desolate periferie cittadine e industriali; l’offerta per il visitatore è ricca di proposte, sia per le varie interpretazioni dei soggetti presentati con stili molto diversi gli uni dagli altri e sia per le varie tecniche utilizzate per la loro realizzazione. Gli artisti rappresentati, coprono tutto il territorio nazionale dalla Sicilia al Piemonte, dalla Puglia al Trentino Alto Adige, ognuno presente con il profumo della propria terra.

 

A sinitra: LUCHINI RICCARDO, Ultima periferia, olio su tela, 80x100A -  destra: MARCIANI LEOPOLDO, Case in collina, 1967, olio su tela, cm 80x107

 

In mostra si possono ammirare le opere, tra dipinti e sculture, realizzate da Acerbo Domenico, Andreani Giona, Arpaia Enzo, Artoni Mario, Baglieri Gino, Baldassin Cesare, Basso Gian Paolo, Bellini Maria Grazia, Bellomi Federico, Benedetti Laura, Bertazzoni Bianca, Bianco Lino, Boato Matteo, Bocelli Giuseppe, Bolis Maria Teresa, Bongini Alberto, Bongiorni Giorgio, Bonseri Lucia, Businelli Giancarlo, Buttarelli, Campanella Antonia, Carraro Renata, Castagna Angelo, Cerri Giovanni, Chiappa Tommaso, Chieppa Manlio, Ciaccheri Paolo Francesco, Cocchi Pierluigi, Corradelli Vasco, Cropelli Fausta, Dalla Fini Mario, D’Ambrosi Diego, Davanzo Walter, De Luigi Giuseppe, De Marinis Fausto, Denti Giuseppe, Deodati Ermes, Desiderati Luigi, Di Gifico Giorgio, Fabri Otello, Faccioli Giovanni, Facciotto Giuseppe, Falco Marina, Fastosi Gabriella, Ferrarini Renzo, Ferraris Giancarlo, Ferri Massimo, Frappa Lucia, Frisinghelli Maurizio, Gentile Domenico, Ghidini Pier Luigi, Ghisleni Anna, Girardello Silvano, Gnocchi Alberico, Gozzi Rinardo, Gravina Aurelio, Gualtieri Ulisse, Gutris Anna Francesca, Lanzi Mirco, Lomasto Massimo, Longfils Enrico, Longo Marco, Lo Presti Giovanni, Luchini Riccardo, Marciani Leopoldo, Marranchino Domenico, Masserini Patrizia, Merik Milanese Eugenio Enrico, Metallinò Elettra, Moccia Palvarini Anna, Molinari Mauro, Morelli Guido, Morselli Gino, Mottinelli Giulio, Mutti Ezio, Nastasio Alessandro, Negri Sandro, Orlando Carmela, Paggiaro Vilfrido, Pantaleoni Ideo, Paradiso Mario, Pavan Adriano, Pavan Wally, Pirondini Antea, Puppi Massimo, Quaini Marialuisa, Rezzaghi Teresa, Romilio Nicola, Rossato Kiara, Rossi Giorgio, Somensari Giorgio, Somensari Luigi, Spazzini Severino, Stazio Ivo, Tambara Germana, Timoncini Luigi, Tonelli Antonio, Tonelli Natalino, Turetta Daniela, Violi Donatella, Volta Giorgio, Zamprioli Mirella, Zangrandi Domenico, Zarpellon Toni, Zelda Zanferli Elda, Zerlotti Natalina. 

 

A sinistra: TONELLI NATALINO - Racconto d'Autunno, 2018, olio su tela, cm 70x70 - A destra: MOTTINELLI GIULIO - Riflessi d'acque, acrilico su tela, cm 70x60

 

Quello del paesaggio, com’è noto, è un genere “classico” della pittura, che ha attraversato secoli di storia, spaziando per generi, tecniche, scelte ideologiche, riflessi dell’io nell’ammirazione di tutto quanto, dalla natura, ma anche dall’opera dell’uomo, viene offerto alla nostra percezione. La pittura di paesaggio è contemplazione della natura, e dunque osservazione, ammirazione, raccoglimento di fronte ad un “mistero” con cui l’artista si cimenta, alla ricerca di se stesso, tra sgomento e meraviglia, smarrimento di fronte all’infinito, anche andando con l’immaginazione oltre l’orizzonte visivo (“io nel pensier mi fingo; ove per poco / il cor non si spaura”, come scriveva Leopardi; oppure “perdendosi a guardare” per ricordare Pessoa). Nella mostra di Castel d’Ario è possibile, con voli pindarici, balzare da una visione all’altra, da una idea e da una idea all’altro di rapportarsi al tema del paesaggio, grazie ad una accurata selezione di esiti artistici diversi, originali e talvolta molto lontani l’uno dall’altro.

 

PANTALEONI IDEO - Vecchie case a Parigi, 1948, olio su tela, cm 38x61


L’attenzione, invece, al “paesaggio delle periferie urbane è sicuramente un campo in cui la pittura si è “dovuta” confrontare in “tempi moderni” (per ricordare, non a caso, il famoso film di Chaplin”), con la nascita e lo sviluppo urbano a partire dal grande urbanesimo e lo sviluppo della civiltà industriale e, successivamente, dell’era cosiddetta post-industriale. Tutto ciò, nella pittura, diventa una tematica “imposta” dalla modernità; e qui, si può spaziare, nell’arte più vicina a noi, da Sironi al neorealismo di De Sica e Zavattini, ai pittori di Portonaccio a Roma, tra cui Renzo Vespignani, il quale durante il periodo di occupazione nazista cercò di rappresentare lo squallore del paesaggio urbano di periferia, le rovine e le macerie causate dai bombardamenti, il dramma degli emarginati e la povertà del quotidiano. Naturalmente non sono che degli esempi, molto illustri, a cui non si può non ricollegare la nascita e il diffondersi di un nuovo filone d’indagine nell’arte figurativa, a cui gli artisti presenti alla Casa Museo Sartori non possono non aver guardato per trarne stimoli creativi e motivi di confronto dialettico, oltre che di crescita civile e culturale.

 

A sinistra: TIMONCINI LUIGI - Tramonto e Torre di Babele, 2011, olio su tela, 90x80 - Al centro: STAZIO IVO - Skyline, 2015, olio su tela, cm 150x90 - A destra: ZANGRANDI DOMENICO - Parigi, 1972, olio su tela, 100x80

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