Tra Michelangelo e Caravaggio: l’Eterno e il Tempo”

Pubblicato: Martedì, 27 Febbraio 2018

Grande iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Una sontuosa mostra ai Musei di San Domenico nella città romagnola

M.D.L.

 Daniele da Volterra: Il profeta Elia nel deserto 1550 ca., olio su tela. Collezione privata, courtesy Galleria Benappi

 

I Musei si San Domenico di Forlì, che ormai con le grandi mostre d’arte ci hanno abituato ad eventi espositivi di grande valenza culturale, a rivisitazioni di periodi storici cruciali nell’ambito della nostra storia dell’arte, continuano e consolidano questa che ormai è diventata una “tradizione” nell’ambito della promozione culturale sia in Romagna che in tutto il resto del paese, presenta fino al 17 giugno, una mostra che non è fuor di luogo definire “sontuosa”.

Che merita, non una “deviazione”, ma un viaggio apposta nella bellissima e pascoliana “Romagna solatia, dolce paese”. Caratterizzata da un nuovo percorso espositivo che, per la prima volta, utilizza come sede espositiva la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero. “L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio” documenta quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il “Giudizio universale di Michelangelo” (1541) e il “Sidereus Nuncius di Galileo” (1610) rappresentano l’avvio della nostra modernità. Un superbo e ponderoso catalogo, curato da Antonio Paolucci, Andrea Bacchi, Daniele Benati, Paola Refice e Ulisse Tramonti, è stato realizzato da Silvana Editoriale, con saggi di grande approfondimento, che “resterà” oltre l’inevitabile effimero della esposizione forlivese.

A sinistra: Giorgio Vasari: Deposizione dalla croce, 1539-1549, olio su tavola. Camaldoli (AR), Chiesa del Monastero - A destra: Federico Barocci, Deposizione dalla croce, 1567-69, olio su tela. Perugia, Cattedrale di San Lorenzo

Ci dice Roberto Pinza, Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì: “La continuità qualitativa di una proposta ha creato fiducia, attesa, quasi un marchio du garanzia: Forlì e il San Domenico. Essa ha significato un cambio di mentalità, di stile, di linguaggio. Solo la cultura ha la capacità di interiorizzare sentimenti collettivi, e rappresentarli. Un luogo è tale se diventa linguaggio narrativo.
Questo può la cultura e solo la cultura. Puntare sulla cultura non è stato un diversivo, bensì un atto di intelligenza delle cose. In questi anni abbiamo cercato di ricomprendere l’identità profonda della nostra storia, ma non attraverso un semplice esarcizio di erudizione. La lezione del passato è nella creazione storico-critica di se stessi … Tornare al Cinquecento è tornare al presente, misurarsi con le contraddizioni religiose, politiche, morali, scientifiche che allora si espressero, e che per molta parte rimangono ancora aperte. L’arte ne fu testimone, protagonista, rivelatrice”.
Ad essere protagonisti al San Domenico saranno il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo. L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti. Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi. Dal tentativo di dare vita a “un’arte senza tempo” di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci, con quel loro “affettuoso timbro lombardo”, come lo chiama Longhi.

 

A sinistra: Scipione Pulzone, Ritratto di Pio V Ghislieri, 1569-71, olio su tela. Roma, Roma, Galleria Colonna - A destra: Caravaggio, La Madonna dei Pellegrini, 1604-1606, olio su tela. Roma, Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio

 

 Ma è anche la vita quotidiana che si affranca dai bagliori dell’estremo Rinascimento. Si avverte una “temperatura sentimentale” che pare interpretare il nuovo senso del Concilio tridentino che deve parlare a tutti i cuori creando una nuova forma di pietà e di devozione, con l’esaltazione della figura mariana, dei primi martiri e dei nuovi santi. Francesco d’Assisi fra tutti. In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra. Il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio. Egli tenta una innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Parmigianino, Daniele da Volterra, El Greco, Pellegrino Tibaldi, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, s’addipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni. Come questa grandiosa mostra compiutamente racconta.

 

A sinistra: Ludovico Carracci: Conversione di Saulo, 1587-88, olio su tela. Bologna, Pinacoteca Nazionale - A destra: Michelangelo, Cristo risorto Giustiniani (part.), 1515 ca., marmo. Monastero San Vincenzo martire, Bassano Romano

 

“Obiettivo della mostra – scrive in catalogo Gianfranco Brunelli – è quello di offrire un contributo all’indagine della trasformazione dei valori delle arti nell’età delle Riforme del XVI secolo, ripercorrendo la visione che di quel momento storico ne ebbero i contemporanei, quale fosse il loro modo di guardare al presente e al passato e, a seguire, quali siano state le interpretazioni critiche successive. Si possono prendere due date a far da sponda, simbolicamente, a quel secolo crudo e affascinante: il 1527 e il 1610”.

 

Forlì, Musei di San Domenico

 

Dato il rilievo nazionale dell’evento, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha deciso, molto lodevolmente, di donare una parte del biglietto della mostra alla raccolta fondi che Mediafriends, attraverso l’iniziativa “Fabbrica del Sorriso”, dedica anche quest’anno al sostegno dei bambini. Si p voluto, dunque, abbinare la bellezza di una esposizione d’arte alla salvaguardia del futuro dei più piccoli, certi di una forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della solidarietà umana e sociale.

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