Secessioni, l’onda della modernità

Pubblicato: Giovedì, 14 Dicembre 2017

Le “capitali” del movimento: Monaco, Vienna, Praga, Roma. La grande mostra prodotta da Silvana Editoriale a Palazzo Roverella di Rovigo

M.D.L.

 A sinistra: Josef Váchal, The Good Fortune of Chance, 1908. Prague, National Museum of Literature
Al centro: Wilhelm List, L’offerta ( il miracolo delle rose) , Collection du musèe des Beaux-Arts de Quimper
A destra: Josef Maria Auchentaller, Allegoria 19 ( Donna con maschere) 1904, Archivio Auchentaller

Nella Monaco di Franz von Stuck, alla fine dell’Ottocento, si costituì il primo movimento secessionista in polemica con le vecchie istituzioni accademiche.

Dalla capitale bavarese il dibattito si allargò a Berlino e in particolare a Vienna, dove la sfida ai circoli accademici si manifestò non solo nell’approccio multidisciplinari dell’arte, ma anche nella liberazione sessuale: le conturbanti figure femminili di Gustav Klimt, adorne di panneggi geometrizzanti, lapislazzuli e ori trionfanti, si rispecchiavano nel lusso della cupola dorata di Palazzo della Secessione di Josef Maria Olbrich su cui si poteva leggere”A ogni epoca la sua Arte a ogni Arte la sua Libertà”. Nella Praga magica, invece, gli artisti boemi del gruppo Sursum, di cui fecero parte tra gli altri Josef Vàchal r Jan Kpniprck, seppero trovare, in particolare nell’ambito della grafica, una via alternativa al generale gusto europeo segnato dalle influenze “art nouveau”, mentre a Roma, in un periodo percorso da fremiti razionalisti e trasformazioni del gusto, la Secessione arriva fra il 1912 e il 1916, trovò il modo di far coesistere ardite sperimentazioni con le ultime propaggini di uno stile chiuso in se stesso.

 

A sinistra: Jaroslav Horejc, Orfeus, 1908, scultura in gesso policromo, Praga, Arthouse Hejtmánek
A destra: Jaroslav Horejc, Cupido inermis, 1908, rilievo in gesso policromo e vetro, Praga, Arthouse Hejtmánek

Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in programma a Rovigo a Palazzo Roverella, fino al 21 gennaio 2018, prodotta da Silvana Editoriale, cui si deve anche la realizzazione di un poderoso e accurato catalogo, propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Evidenziando differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.

 

A sinistra: Gustav Klimt, Manifesto per la prima mostra della Secessione Viennese (26.03.1898-­20.06.1898), 1898, litografia a colori su carta © Klimt Foundation, Wien
A destra: Egon Schiele, Manifesto per la 49° mostra della Secessione Viennese (1918), 1918, litografia a colori su carta © Klimt Foundation, Wien

Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa. L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, si avvale della prestigiosa collaborazione delle principali istituzioni museali europee, dall’Albertina di Vienna alla Klimt Foundation, dal Museo Villa Stuck di Monaco alla Narodni Galerie di Praga e di altre importanti collezioni museali europee. Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco.
Quando, nel 1892, apparve sulla scena, non presentava una fisionomia ben definita e specifica, ma presto avrebbe assunto quel taglio modernista che sarà definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista “Jugend” che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani. Al movimento aderirono Franz von Stuck, Anders Zorn, Max Klinger, Max Liebermann, Ludwig von Hofmann. Il focus dell’intera sezione della mostra dedicata alla Secessione di Monaco sarà incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

 

Carl Strathmann, Maria, 1897, olio su tela, Weimar, Kunstsammlung

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo. Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt, al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava. Nonostante la Secessione di Vienna sia stata quella con un respiro più internazionale l’attenzione in mostra è posta in particolare sull’aspetto autoctono degli artisti esposti, con particolare rilievo alla pittura, alla grafica e alle arti decorative.

 

A sinistra: Giuseppe Biasi, Mattino in un villaggio sardo, 1912. Sassari, MiBACT, Polo Museale della Sardegna, Pinacoteca Nazionale
A destra: Thomas Theodor Heine, Die Blumen des Bösen, 1895. Prague, Academy of Fine Arts in Prague (Akademie výtvarnýchumění v Praze)

La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema. Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale Ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha fino allo scultore Frantisek Bilek. Dato il grande sviluppo dell’illustrazione, del disegno e dell’incisione, circa un terzo dell’intera sezione sarà costituito da opere su carta.

 

A sinistra: Gustav Klimt, Amiche I (Le sorelle), 1907, olio su tela © Klimt Foundation, Wien
Al centro: Jan Konůpek, Salome (Černýplamen), 1910. Oslo, collezione privata
A sinistra: Giudo Cadorin, Chimono, 1914. Collezione privata

 

A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.

Rovigo, Palazzo Roverella

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