Le “illustri persuasioni” tra le due guerre

Pubblicato: Martedì, 12 Dicembre 2017

Cento magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria tra il 1920 e il 1940. Una bella mostra al Museo Nazionale “Collezione Salce di Treviso

Letizia Patròn 

Marta Mazza, Direttrice della Collezione Salce museo nazionale, Treviso

Fino al 14 gennaio prossimo, Marta Mazza, che del nuovo museo è il Direttore, con il titolo di “Illustri persuasioni” presenta un centinaio di magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria tra la prima e la seconda guerra mondiale, dal 1920 al 1940.

Sono manifesti che la curatrice definisce come “perentori”, che declinano una stagione distinta, spesso nettamente, dalla precedente del Liberty (oggetto della precedente esposizione al Museo Salce).
Non a caso, in questa mostra, il focus è posto sugli autori dei manifesti. Riconoscendo loro il ruolo e la virtuosità di abili “persuasori”. I loro sono anni in cui la “propaganda” assume un ruolo ufficiale e nella grafica raggiunge livelli di straordinaria eccellenza. Sono i decenni in cui nel vecchio Continente, ma non solo, si affinano gli strumenti della “comunicazione di massa”.

 

Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce

Sono anni in cui anche i grandi geni già affermati, come Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich, sperimentano la tenuta delle loro idee comunicative attraverso un linguaggio più volumetrico e incisivo, continuando ad inventare personaggi indimenticabili come il folletto nella buccia d’arancia per Campari o l’elegante donna in blu per la Fiat Balilla. E sulla loro scia si muovono nuove stelle, come il francese Achille Luciano Mauzan, sempre pronto all’ironia più esuberante.

In altri autori, che si affacciano ora al mondo della grafica pubblicitaria, i volumi e le geometrie riconducono più chiaramente ai paralleli percorsi della pittura, tra cubismo e futurismo: le splendide nature morte di Marcello Nizzoli per il Campari o per il Vov; le marionette ironiche di Fortunato Depero di Enrico Prampolini e di Bruno Munari; le figure “solidificate” di Lucio Venna, di Giuseppe Riccobaldi del Bava e del novecentista Mario Sironi, grande anche nella grafica; le donne raffinatissime di Franz Lenhart, memori di quelle di Tamara de Lempicka.

 

A sinistra: Giuseppe Riccobaldi: Fiat, 1928 - A destra: Erberto Carboni: Brillantine OPSO, 1923


Anche il mondo più discreto e “minore” dell’illustrazione suggestiona gli autori pubblicitari, esprimendo con estrema raffinatezza le prerogative più coerenti dell’Art déco: straordinarie e inedite sono in tal senso le prove giovanili di Erberto Carboni, tra cui spiccano per felicità inventiva, quasi fiabesca, quelle per la O.P.S.O. di Parma.

Ma è lo stesso Carboni, qualche anno più tardi, a sviluppare un altro sorprendente e nuovissimo rapporto: quello tra la grafica pubblicitaria e la fotografia, che entra con vigore nei manifesti fin dagli anni ’30. Giaci Mondaini è tra coloro che ne faranno ampio uso, anche con immagini della piccola figlia Sandra; e così il geniale Xanti Schawinsky, che porterà in Italia le ricerche del Bauhaus.

 

A sinistra: Achille Luciano Mauzan: Hydra crema per calzature, 1922 - A destra: Fortunato Depero: Teatro futurista, 1924

 

Atmosfere fotografiche e cinematografiche sono implicite anche nell’imponente lavoro di Gino Boccasile, quello delle “signorine grandi firme”.
“Le sue donne sensuali dai sorrisi smaglianti sono – afferma Marta Mazza – cifra identificativa di un’epoca mai esuberantemente ottimista come la precedente ma capace di messaggi seduttivi formulati con forza e con una consapevolezza linguistica totalmente nuova”.

Dal 26 maggio 2017, giorno dell’inaugurazione del Museo, la Collezione Salce è finalmente esposta nel cuore storico della città che l’ha vista nascere, a poca distanza dalla casa dove Nando Salce ne raccolse i pezzi (oggi I.S.R.A.A., in Borgo Mazzini).

L’ingresso della sede espositiva affaccia sul sagrato della chiesa di San Gaetano/San Giovanni del Tempio, ricchissima di opere d’arte e anch’essa finalmente visitabile dopo i recenti restauri strutturali.

Gino Boccasile


Il Museo si articola su quattro piani che ospitano spazi di servizio e superfici espositive appositamente ideate per i materiali grafici. L’offerta museale non ha configurazione permanente: per scelta scientifica e per ragioni conservative, i materiali della Collezione Salce sono esposti a rotazione nell’ambito di mostre temporanee di carattere monografico o tematico. Il Museo agisce nello spirito con cui Nando Salce ha ritenuto di affidare la sua raccolta allo Stato italiano: “perché serva in scuole e accademie […] a studio e conoscenza di studenti, praticanti e amatori delle arti grafiche”. È un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È un luogo della cultura destinato alla condivisione.

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