Lawrence Ferlinghetti, una vita

Pubblicato: Martedì, 05 Dicembre 2017

Beat Generation, ribellione, poesia: lo specchio di un’epoca “mitica”. La mostra al Museo di Santa Giulia di Brescia. Catalogo Silvana Editoriale

Francesco Mastrovito

 A sinistra: Lawrence Ferlinghetti - A destra: Brescia, Museo di Santa Giulia, il Chiostro Rinascimentale

“Una retrospettiva della mia vita è un modo straordinario di dare un qualche senso ai miei 98 anni sulla terra. Spero che la mia pittura e poesia, prese assieme, brillino attraverso gli anni del vivere e del morire, come una lucciola in un cielo sempre più buio”.

Sono parole di Lawrence Ferlinghetti (New York, 24 marzo 1919), il poeta della “beat generation” (che lui preferiva chiamare “San Francisco Renaissance”), il quale con la sua casa editrice City Lights Book Store, ha pubblicato tutti i più importanti romanzi degli scrittori americani della sua generazione, da Kerouac a Ginsberg. Poeta, intellettuale, ma anche sensibile e raffinato pittore; “ut pictura poesis”, affermava Orazio nell’Ars poetica indicando l’identità di mezzi espressivi posseduti da arte iconografica e poesia, e Ferlinghetti sembra una incarnazione oggi di tale corrispondenza, avendo fatto della “contaminazione” tra tecniche espressive diverse, il fulcro del proprio, globale, impeto creativo e comunicativo.

 

Lawrence Ferlinghetti, The Third World War, 1995 Collezione dell’artista, San Francisco © Lawrence Ferlinghetti

 

Dopo una bella mostra che gli venne dedicata prima al Museo di Trastevere a Roma e poi al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, dedicata ai suoi sessant’anni di pittura e curata da Giada Diano insieme a Elisa Polimeni ed Elettra Carella Pignatelli, ora è il prestigioso Museo di Santa Giulia di Brescia (città d’origine della sua famiglia) a presentare la grande mostra “A life: Lawrence Ferlinghetti. Beat generation, ribellione poesia”, curata da Luigi Di Corato, Giada Diano e Melania Gazzotti; il catalogo è stato realizzato, con la consueta cura ed eleganza da Silvana Editoriale. “Ferlinghetti – afferma il Direttore di Brescia Musei Luigi Di Corato – oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo A Coney Island of the Mind (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell’opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti, come fa questa mostra bresciana, dà modo di rendere omaggio all’intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull’opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta”.
     Il percorso espositivo vuole inoltre raccontare come questa corrente letteraria abbia avuto un particolare seguito in Italia grazie alla traduttrice e critica letteraria Fernanda Pivano, che per prima ha tradotto e fatto pubblicare l’opera di autori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti di cui è stata sostenitrice e amica”.

 

Christopher Felver, Ferlinghetti at Ellis Island, 1994. Collezione dell’artista, Sausalito, California © Chris Felver

 

La visita in Italia di alcuni di questi autori – ad esempio Kerouac partecipa a diverse conferenze e rilascia un’intervista alla RAI nel 1966 e Ginsberg prende parte al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967 – contribuisce inoltre al fatto che il movimento Beat diventi nel paese un fenomeno culturale, musicale e di costume. La mostra diventa quindi l’occasione per ripercorrere la storia di quegli anni e ricrearne l’atmosfera attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video. Molti dei libri e documenti in mostra, oltre a una serie di fotografie scattate ai Beat da Ettore Sottsass, provengono proprio dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi curato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera.

Oltre ai bellissimi scatti di Sottsass, alcuni dei quali inediti, sono presentate in mostra fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon. In mostra viene documentata anche la carriera artistica di Ferlinghetti che inizia a disegnare e dipingere nell’immediato dopo guerra mentre si trova a Parigi, per conseguire un dottorato alla Sorbona. Qui frequenta nel tempo libero gli atelieres livres per esercitasi nel disegno dal vero, così scoprendo la propria vocazione per le arti figurative. In Santa Giulia viene esposto il prezioso olio su tela Deux del 1950, prima opera dipinta da Ferlinghetti, oltre a un’ampia selezione di disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti in Italia prima d’ora. Tele di grandi dimensioni, provenienti direttamente dalla collezione dell’artista, vanno ad arricchire le sezioni della mostra, testimoniando come Ferlinghetti sia stato sempre ispirato dalle proprie esperienze di vita, dagli avventurosi viaggi in giro per il globo alla costante ricerca delle proprie origini.

 

City Lights group shot, 60’s Gentile concessione: City Lights / Autore sconosciuto

 

Le ultime sale della mostra in Santa Giulia vengono riservate al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. Il poeta scopre di avere origini italiane solo a vent’anni quando richiede il proprio certificato di nascita per arruolarsi volontario nella Marina degli Stati Uniti, scelta che determinerà poi la sua partecipazione allo Sbarco in Normandia. In quell’occasione Ferlinghetti realizza che il padre Carlo Leopoldo, morto prima della sua nascita, aveva anglicizzato il proprio cognome in Ferling. Solo nel 1955 il poeta deciderà di prendere ufficialmente il proprio cognome italiano e di firmare con quello tutta la sua opera letteraria e artistica. Da questo momento in poi Ferlinghetti intraprenderà una lunga e tortuosa ricerca per risalire alla città di nascita del padre, Brescia, riuscendo ad individuare nel 2005 la casa da dove era partito per emigrare giovanissimo negli Stati Uniti.

 

A sinistra: Christopher Felver, Ferlinghetti at Old West Hotel, 1981. Collezione dell’artista, Sausalito, California © Chris Felver
A destra: Lawrence Ferlinghetti, Against the Chalk Cliffs, 1957. Collezione dell’artista, San Francisco © Lawrence Ferlinghetti

 

Sul catalogo della mostra leggiamo questa belle testimonianza del grande regista italo-americano Francis Ford Coppola, originario di Barnalda in Basilicata: “Brescia. In Italia, è conosciuta per la bellezza, lo splendore e la durezza del suo acciaio. E’ anche il luogo dove è nato il padre di Ferlinghetti. L’opera di Ferlinghetti possiede tutte queste qualità; la sua poesia ti fa ridere e poi ti colpisce con la forza della verità, mettendoti in guardia sulla follia dei tempi moderni. Il retaggio italiano è molto importante per lui, come lo è per me. Infatti ha inventato un nuovo verbo italiano, ‘fluxare’(verbo da lui derivato dal  movimento Fluxus italiano per significare: “fare l’amore senza sesso”, n.d.r.). Lo considero un eroe letterario e un amico”. Forte, dunque, è stato ed è il suo legame con la sua città d’origine e con il nostro paese, tanto che di recente è stato nominato Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.

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