La Grande Guerra illustrata

Pubblicato: Lunedì, 27 Novembre 2017

Dalla collezione Luxardo al fumetto contemporaneo. Fino al 7 gennaio una bella e raffinata mostra al Castello di Udine

 Antonia Pilot

A sinistra: La Potenza, foglio di trincea, n.3, 31 marzo 1918 - A destra: Foglio di trincea in lingua tedesca, 1918

Accanto alla guerra drammaticamente impastata a fango e sangue, dal 1914 al ‘18 ne venne combattuta una parallela, non meno decisiva, fatta di parole e soprattutto di immagini.

Al Castello di Udine, per la prima volta, questa mostra (“L’offensiva di carta”, puntuale ed elegante, come sempre, il catalogo realizzato da Silvana Editoriale) ne da conto in modo organico, attingendo ad un patrimonio unico al mondo: la Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell’immediato dopo guerra raccolse oltre 5600 fascicoli di riviste e monografie d’epoca, grazie a una fitta rete di scambi con altri collezionisti d’ Europa.

 

Joe Sacco, La Grande Guerra , 2013, china su carta, (Rizzoli - Lizard 2014)

 

La Collezione, patrimonio dei Civici Musei Udinesi, rappresenta molto di quanto si produsse negli anni del conflitto su tutti i fronti e in tutte le lingue. Vi compaiono le pubblicazioni ufficiali, strumenti di propaganda dei vari Governi e Comandi; ma anche e soprattutto ciò che nelle trincee, con l’uso del ciclostile (all’epoca si chiamava velocigrafo), producevano – in presa diretta – coloro che quel conflitto lo vivevano e subivano in prima linea.

 

Antonio Rubino, L’ardito si diverte, “La Tradotta”, n.18, 15 ottobre 1918

 

Su fronte italiano (analogamente a quanto accadeva per tutte le parti coinvolte nel conflitto) dietro a questi strumenti all’apparenza spontanei, si muoveva il potente “Servizio Propaganda” (detto “Servizio P”), voluto dallo Stato Maggiore dopo la sconfitta di Caporetto. A partire dal gennaio 1918 infatti, si decise che ciascuna Armata, e a scendere ciascun Corpo sino al singolo Battaglione, venisse affiancato da un “Ufficio P”, con il compito di occuparsi del morale delle truppe, di assicurare loro assistenza, ristoro e svago nel tempo libero, e infondendo negli animi fiducia e, se possibile, buon umore. Le riviste di trincea sono il frutto più evidente di questo titanico sforzo propagandistico. Alla fine della guerra, solo in Italia, se ne conteranno quasi un centinaio, e nei soli ultimi mesi del conflitto il numero dei materiali cartacei scambiati al fronte, sganciati sulle linee nemiche o diffusi all’interno del Paese raggiunse l’iperbolica cifra di 62 milioni di pezzi fra riviste, cartoline, manifesti, bollettini.

 

A sinistra: Giorgio de Chirico, Che bei gambali, “La Ghirba”, n.3, 21 aprile 1918 - A destra: Carlo Carrà, L’inventore del Cannone che tira su Parigi, “La Ghirba”, n. 4, 28 Aprile 1918

Una vera e propria offensiva di carta realizzata a suon di proclami, di messaggi ripetuti con ritmo martellante, di incitamenti, di richieste imperiose o suadenti di arguzie … di tutto quanto possa ristabilire la fiducia nelle proprie forze e la fede nella vittoria. Ad essere veicolati sono concetti semplici, immediati, in ossequio alle direttive dello Stato Maggiore, che prescrivono “espressioni piane e accessibili, che senza parere convincano dei temi trattati”. Per il Servizio P infatti le truppe e il popolo sono quasi fanciulli dall’animo semplice e bonario, che va conquistato con il ricorso alla fantasia, all’immaginario, al gioco e talvolta a qualche ammiccamento goliardico.

 

A sinistra: Ardengo Soffici, Trecentomila morti in un mese Generale!... , copertina de “La Ghirba”, n.3, 21 aprile 1918
A destra: Mario Sironi, La sarabanda finale, copertina de “Il Montello”, n.3, 15 ottobre 1918

 
Anche rebus, sciarade, concorsi a premi sono infatti piegati allo scopo. Con questi nuovi strumenti, ad essere attuata è una nuova chiamata alle armi, che coinvolge dietro alle linee del Piave tutte le componenti sociali e culturali del Paese, giovani intellettuali socialisti e cattolici, chiamati a militare nelle file del Servizio P e destinati, solo qualche anno dopo, a percorrere destini molto diversi. Sulle pagine delle riviste di trincea si cimentano così scrittori, giornalisti, editorialisti e “matite” più o meno famose (molti gli illustratori arruolati come ufficiali o sottoufficiali) come Umberto Bunelleschi, Antonio Rubino, Aldo Mazza, Filiberto Scarpelli, Eugenio Colmo (noto come Golia), Bruno Angoletta, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, il giovane “caporale” Giorgio de Chirico, Enrico Sacchetti, Mario Buzzi, che negli anni successivi diverranno protagonisti nel mondo dell’illustrazione di libri o riviste, del manifesto o dell’arte e della pittura.

 

A sinsitra: Gipi, Una storia, 2013, acquerello su carta, particolare, (Coconino Press – Fandango 2013)
A destra: Manuele Fior, I giorni della merla, 2015, acquerello su carta, (Coconino Press – Fandango 2016)

 

Nel racconto e nella creazione dell’immaginario irrompe anche un mezzo nuovo: il cinema, documentato in mostra da esempi dell’animazione americana. Soli pochi anni dopo i celebri esperimenti pionieristici di Windsor McCay, le truppe americane, che hanno fatto della potenza e dell’innovazione tecnologica il proprio biglietto da visita sui campi di battaglia europei, si cimentano infatti in vignette satiriche animate. È l’inizio dell’epoca dei cartoons, che tanta parte avranno poi nella Seconda Guerra mondiale, e che ora ha per protagonisti ridicoli e imbranati soldati degli Imperi centrali.

 

A sinistra: Luigi Daniele Crespi, Cravatte, copertina de “La Trincea”, n.35 (ultimo numero), 16 gennaio 1919
A destra: Leonetto Cappiello, L’uragano dell’ovest, “Sempre avanti”, 1918, n. 8, 27 ottobre 1918

 

Originale e coinvolgente la scelta di affiancare a questa analisi storica una sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra attraverso l’occhio e la sensibilità di illustratori contemporanei. Quasi un percorso parallelo che coinvolge il visitatore già a partire dal Salone del Parlamento, all’inizio della mostra. Qui tra gli affreschi che ricordano la Battaglia di Lepanto, scorrono le immagini di “1916: the First Day of the Battle of the Somme” di Joe Sacco, proiettate in grande formato sulle antiche pareti, in un gioco di richiami e rimandi tra le guerre del passato e la modernità, allora sconvolgente, della prima guerra mondiale. Una sala – e sarà come entrare nella “centralina di comando” del Servizio P – è dedicata alle direttive ufficiali dello Stato Maggiore, recuperate attingendo direttamente alle fonti originali dell’Esercito.

 

Hugo Pratt, il Corto Maltese e il Barone rosso , 1977, rodovetro originale

Uno spazio specifico è dedicato ai giornali austriaci che falsificavano, per motivi di contro propaganda, giornali italiani, messi a confronto con gli originali. Due sale sono riservate l’una alla presentazione di un gran numero di riviste di corpo, e l’altra a una importante selezione di opere degli illustratori di maggiore qualità e interesse grafico e artistico. L’esposizione si chiude con le tavole originali dei contemporanei, narratori per immagini che hanno illustrato e continuano a illustrare frammenti della Grande Guerra. Gipi, Manuele Fior, Jacques Tardi – scrittore e fumettista, di scuola francese, l’australiano Joe Sacco e l’illustratore conosciuto in tutto il mondo e ormai considerato un maestro storico, Hugo Pratt.

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