La “Resurrezione” di Giovanni della Robbia

Pubblicato: Martedì, 14 Novembre 2017

La Lunetta Antinori, emigrata in America nel 1898, torna a Firenze. La mostra, fino all’8 aprile, al Bargello, insieme ad un’opera di Stefano Arienti

M.D.L.

Giovanni Della Robbia (Firenze 1469 - 1529/1530), Resurrezione di Cristo, 1520 - 25 circa, terracotta invetriata, New York, Brooklyn Museum

Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, approda a Firenze un capolavoro che ha lasciato l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la “Resurrezione” di Giovanni della Robbia.

Viene presentata al pubblico nella cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata, dai Della Robbia. Commissionata intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529).

 

Giovanni Della Robbia (Firenze 1469 - 1529/1530), Resurrezione di Cristo, particolare, 1520 - 25 circa,  terracotta invetriata, New York, Brooklyn Museum

Figlio di Andrea e insieme a lui continuatore della bottega del nonno Luca, Giovanni si indirizzò verso una produzione contraddistinta da una maggiore esuberanza decorativa e cromatica, come appare proprio da questo straordinario esemplare, rimasto per quasi quattro secoli nella sua ubicazione originaria, la prestigiosa Villa Le Rose costruita fuori le mura di Firenze quale residenza di campagna e sede, già in antico, di produzione vinicola.

 

A sinistra: Giovanni Della Robbia (Firenze 1469 - 1529/1530), Resurrezione di Cristo, particolare, 1520 - 25 circa,  terracotta invetriata, New York, Brooklyn Museum
A destra: Stefano Arienti, Scena fissa, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura, courtesy dell'artista

 

La lunetta raffigura il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali. L’opera venne acquistata nel 1898 da Aaron Augustus Healy (1850-1921), personaggio chiave della Brooklyn di fine Ottocento, importante uomo d’affari, presidente del Brooklyn Institute of Arts and Sciences per venticinque anni, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate. Healy, che portò a New York la lunetta per donarla al Brooklyn Museum, la riaccompagna idealmente oggi a Firenze, con una spettacolare presenza ‘in effigie’: altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano è infatti il “Ritratto di Aaron Augustus Healy” dipinto da John Singer Sargent nel 1907. Sargent (Firenze 1856 – Londra 1925) artista cosmopolita e di eccezionale successo, fu uno dei ritrattisti più in voga presso l’alta società delle capitali europee e americane: quello di Healy è uno degli ultimi ritratti eseguiti da Sargent, che in seguito riservò quel privilegio solo a pochi fortunati come Henry James, Vaslav Nijinsky, John D. Rockefeller o il presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson.

 

Stefano Arienti, Scena fissa, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura, courtesy dell'artista

 
Nel 2015 Marchesi Antinori Spa ha generosamente finanziato il complesso restauro della lunetta, realizzato nei laboratori del Brooklyn Museum in previsione della mostra al Museum of Fine Arts di Boston. Si è in tal modo venuta a creare una singolare convergenza storica, una suggestiva continuità di committenza e tutela esercitata dalla famiglia Antinori attraverso i secoli, che si rinnova ulteriormente in questo eccezionale e temporaneo ritorno in Italia. Marchesi Antinori Spa è infatti sponsor anche di questa iniziativa fiorentina.

 

Stefano Arienti, Scena fissa, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura, courtesy dell'artista

 
L’evento accende dunque i riflettori, dopo quasi centoventi anni dal suo trasferimento oltreoceano, su uno straordinario capolavoro poco conosciuto dal pubblico italiano ed europeo, cui verrà dedicata un’intera sala degli spazi museali del Bargello. In parallelo, la seconda sala ospiterà un’opera di Stefano Arienti, artista italiano tra i più apprezzati in ambito internazionale, dal titolo Scena fissa, con cui la scultura robbiana viene riletta e reinterpretata, dando vita ad un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea. Tale creazione, ideata per la sala mostra del museo Nazionale del Bargello, quindi con un progetto “site-specific”, rientra nelle iniziative di “Antinori Art Project”, progetto che muove dall’idea di creare una naturale prosecuzione dell’attività di collezionismo, proseguendo una tradizione della famiglia che viene oggi rivolta verso le arti e gli artisti del nostro tempo.

 

A sinistra: John Singer Sargent (Firenze 1856 – Londra 1925), Ritratto di Aaron Augustus Healy, 1907, firmato e datato in alto a destra, olio su tela, New York, Brooklyn Museum
A destra: Firenze, Museo Nazionale del Bargello

La mostra e il catalogo, edito da Sagep Editori,  sono a cura di  Ilaria Ciseri. L'esposizione è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Museo Nazionale del Bargello e la Marchesi Antinori.

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