Gaudio Serra, un artista che guardava “”oltre”

Pubblicato: Sabato, 11 Novembre 2017

A Cesena una mostra-omaggio dedicata all’artista scomparso due anni fa’. L’esposizione presso Il Vicolo Arte Contemporanea e Il Vicolo Interior Design

M.D.L.

Gaudio Serra. A sinistra: Senza titolo, 1960 – 75 – tecnica mista su tela, 100 x 120cm – A destra: Senza titolo, 1960-70 tecnica mista su tela 80x80cm

A Cesena, presso Il Vicolo Galleria Arte Contemporanea (Contrada Chiaramonti 6) e Il Vicolo Interior Design (Via Carbonari 16) prosegue la mostra dedicata a Gaudio Serra (Cesena 1931-2015), “Oltre”, visitabile fino all’8 dicembre. Conclusa con successo di pubblico l’esposizione presso gli spazi della Chiesa di Santa Cristina, dedicata ai paesaggi, rimangono invece esposte le opere che ritraggono le figure.

Questa prima mostra con taglio “antologico” dedicata all’artista a due anni dalla morte, nella sua Cesena – a cinquant’anni di distanza dalla personale del 1964, allestita nel Refettorio della Biblioteca Malatestiana – costituisce un’occasione unica per apprezzare le sue opere realizzate tra il 1960 e il 2005.

Un ricco repertorio di figure misteriose - uomini, donne, animali - sospese, quasi fluttuanti su sfondi indefiniti. Narrazioni metafisiche ed enigmatiche attraverso le quali si può raggiungere un “altrove”, quell’ “oltre” dell’inquietudine che il nostro vivere talvolta ci impone. Scrive Pier Guido Raggini, nel suo testo critico in catalogo (in cui figurano anche un testo critico di Marisa Zattini e belle testimonianze di Osvaldo Piraccini, Silvano Barducci e Silvano Tontini): “L’ambiente delle opere di Serra è solo uno spazio oceanico, vacuo, tragico, buio, cupo. Scuro come la notte. Tagliente e incommensurabile come l’abisso. Una forma di denuncia tutta intima interiore ed esistenziale. I primi decenni dell’attività pittorica di Gaudio, gli anni Sessanta e Settanta, mettono al centro sempre ed esclusivamente la figura umana, una raffigurazione che riunisce elementi veristi, realistici ma anche onirici, fino forse ad aprire pertugi ad una decodificazione psicoanalitica. La eco del surrealismo viene filtrata in modo prossimo ad altri compagni di viaggio ma sempre in modo peculiarmente individuale. Le figure di queste opere esplicitano una fisicità decadente, attraverso corpi fissati in una dissoluzione metamorfica”. E ancora: “Il tema assoluto del pensiero di Gaudio, nelle opere che compongono questo originale e paradigmatico allestimento, forse è quello della condizione naturale e tragica della esistenza contemporanea. La solitudine, la incomunicabilità, la delusione, il tradimento di certe aspettative sono evidenziate attraverso strofe e ritornelli annunciati”.

 

Gaudio Serra. A sinistra: Senza titolo, 1960-75, tecnica mista su tela, 120 x 85cm - A destra: Senza titolo, 1975-80, tecnica mista su tela, 130 x 100cm

 

Gaudio Serra nasce a Cesena il 1° aprile del 1931, primogenito di Ida Amaducci e Bruno Serra. Nel 1959 partecipa alla VIII Quadriennale Romana, grazie alla quale ottiene gli apprezzamenti della critica nazionale più autorevole dell’epoca. Fra i numerosi Premi Nazionali e Regionali ai quali fu invitato fra gli anni ’60 e ’70, ricordiamo, oltre Marzabotto (1961), quelli delle città di Reggio Emilia, San Giovanni in Persiceto,Bologna, Ancona, Camogli, Roma, il Premio “Cassiamo Fenati” ed altri ancora. È del 1962 la collettiva “Mostra d’arte del cinquantenario 1912-1962” organizzata dal “Consorzio provinciale delle cooperative di produzione, lavoro e trasporti” di Bologna, tenutasi presso il Circolo di Cultura (Via Rizzoli 1, Bologna), curata da Franco Solmi in apertura della sua stagione artistica. Risale al 1964 la mostra allestita nella città di Cesena, presso il Refettorio della Biblioteca Malatestiana. Seguirono poi una mostra personale alla Galleria “Il Portico”, nel 1966 (presentazione di Marcello Azzolini) ed una partecipazione alla collettiva della Galleria “Le Mura”. È nel 1968 che Gaudio Serra si ritira nel suo studio cesenate, dedicandosi unicamente all’arte, dopo le delusioni politiche del partito e delle logiche opportunistiche del settore dell’arte. Dal 1985 al 2005 le sue ricerche si evolvono con costanza verso un naturalismo di ampio respiro dove l’uomo perde la sua centralità.

Dopo una lunga malattia si spegne nel 2015, all’età di 84 anni,nella sua città natale. Di lui ha scritto Marisa Zattini, Art Director de Il Vicolo: “Artista solitario, sempre in ascolto di se stesso, Gaudio Serra si è posto volutamente al di fuori del solco del “consenso” per seguire le proprie passioni e i propri desideri. Un esilio volontario, forse, per preservare e difendere la propria intimità. Così, attraverso l’oblio degli altri ha affermato la sua presenza nell’assenza. Ha vissuto, respirato e ascoltato i luoghi fisici e culturali della sua terra conformandoli alla sua psiche e alla sua memoria. Ha scavato nell’inconscio per far riemergere ricordi e recuperare coscienza per tras-durre ogni cosa in rigorosa visione. La sua opera si è svolta nella dimenticanza di molti. Dalla fine degli anni ’60 pochi e rarefatti i confronti con la critica locale e nazionale. Nessuno sfruttamento dei “favori del tempo”, del partito e della politica culturale di provincia. Un unico desiderio: essere un uomo libero”.

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