Gli occhi dei gatti riflettono la luce

Pubblicato: Lunedì, 20 Giugno 2016

di Federica Pergola

Il gatto: il suo mistero; la sua eleganza flessuosa; la sua bellezza primordiale; il piacere sensuale che deriva dall’accarezzare il suo corpo caldo e morbido; la sua aria così perplessa e indagatrice delle cose - e degli esseri umani; la sua intelligenza non umana, primitiva; il suo modo (ampio) di comunicare: attraverso i vocalizzi (ne ha ben 16), le fusa, le posizioni del corpo e della coda; i feromoni che utilizza come richiami sessuali, o come marcature dell’ambiente e dei familiari (incluso l’uomo, per ridurre la propria aggressività).

Tutto questo troverete in questa bellissima antologia di racconti sul gatto. Una raccolta che, attraverso le voci di scrittori di diversi paesi ed epoche, restituisce “l’anima cosmica” del gatto. Perché il gatto, animale vicino ai ritmi della natura, ha mantenuto quell’inesplicabile corrispondersi fra le varie forme dell’universo che l’essere umano, troppo “evoluto” culturalmente, ha finito per non sentire più. “E il parente più stretto della luna, il gatto che striscia, alzò gli occhi” Così Yeats. Ma che dire del gatto di Pirandello (“Il gatto, un cardellino e le stelle") ? Qui un gatto che vive a contatto con gli uomini, con le loro passioni ossessive e i loro dolori illimitati, provoca una vera tragedia e poi, assolutamente ignaro ed innocente, torna ad osservare, immobile, le stelle nel cielo… “Torniamo alla vita selvaggia, in cui basta obbedire all’istinto, in cui non ci sono abitudini contrarie alle istanze più misteriose della natura” (Balzac, “Pene d’amore di una gatta inglese”).

Da un lato predatore solitario, dall’altro animale sociale (Mary Wilkins Freeman, “Il gatto”); da un lato richiamo alla natura e antidoto antiumanistico, dall’altro fiera bisognosa dell’uomo e del suo affetto (l’arguto e ironico Kipling de “Il gatto che andava per i fatti suoi”). L’ambivalenza e la duplicità dominano l’intera collezione di scritti: ora belva, ora gatto coccolone; ora vittima, ora carnefice. Perché ci sono anche gatti assassinati (il magnifico “Liszt”di Roald Dahl; ma anche “Tobermory” di Saki) e gatti assassini (l’adrenalico “Gatto brasiliano” di Conan Doyle, il delizioso Ming di Patricia Highsmith). Ci sono gatti da brivido, come il celeberrimo “Il Gatto nero” di Edgar Allan Poe; gatti che portano la mente ad un’idea di terrore e di morte, e che sono anche casse di risonanze simboliche (“I gatti antropofagi” di Murakami ). Infine ci sono i gatti da favola dei Grimm e di Perrault (“Il povero garzone e la gattina”; “Il gatto con gli stivali”), a riprova del fatto che i gatti, questi nostri compagni di vita (si stima ce ne siano oggi al mondo 650 milioni!) portano da sempre con sé qualcosa di arcano e di segreto.

Dio ha creato il gatto per dare all’uomo il piacere di accarezzare la tigre” ha scritto Fernand Méry, veterinario e scrittore francese. E Borges, nella sua poesia “A un gatto”:“Tua è la solitudine, tuo il segreto. Stai in un altro tempo. Sei il padrone di uno spazio chiuso come un sogno”

Come non poteva quindi arricchire quel mondo di sogni che è la letteratura?

__________________

 

Gatti. I racconti più belli, a cura di Christian Delorenzo, prefazione di Mauro Bersani, Einaudi, €14,45

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy