Il Viviani come Wimbledon

Pubblicato: Domenica, 24 Settembre 2017

di Pasquale Scarano

Se non fosse per il punto in più, 7-0 del Potenza al Manfredonia, si potrebbe parlare di punteggio tennistico, ma il riferimento alla racchetta, ha lo scopo di rappresentare un divario abnorme tra le due contendenti in questione, in un match che non ha avuto storia. 

Un dominatore, il Potenza, che ha schiantato l'avversario non solo per la fisicità, l'aggressività e la disposizione tattica, ma soprattutto per l'elevata cifra della qualità tecnica dei leoni, ai quali i sipontini potevano opporre solamente la loro incapacità assoluta di elaborare  una qualsiasi risposta tecnico-tattica.

Sin dai primi minuti dell'incontro, i rosso-blu pigiavano sull'acceleratore ed all'8° Guaita s'involava in area con le sue serpentine costringendo il malcapitato difensore dei delfini Esposito ad un intervento da catch; rigore ineluttabile ed esecuzione da manuale del brasileiro Franca che portava in vantaggio i leoni. Gli uomini di Ragno manovravano con lo schema ultra-offensivo del 4-2-4 con Bertolo e Di Somma centrali Biancola e Panico ai lati, capitan Esposito e Diop ad orchestrare con sapienza nel mezzo, Pepe e Guaita esterni offensivi, col compito anche di ripiegare, ed i terminali d'attacco centrale erano Franca e Siclari, non molto distanti l'uno dall'altro.

Mister Baratto, invece di adattarsi alla situazione e fare di necessità virtù (come fece il  Gragnano al Viviani: tutti dietro la linea  della palla), schierava un 4-4-2 insufficiente per frenare le sfuriate dei leoni. I delfini utilizzavano nel pacchetto arretrato Russo e Esposito al centro, Granatiero e Mannarini sulle corsie Joof ed Armiento impegnati negli sterili tentativi di costruzione, con a fianco Imbriani e Poziello (ex Rionero); in avanti come fantasmi vaganti le due punte Romano e Trotta. Quest'ultimo, dopo che i potentini avevano sfiorato più volte il raddoppio, con Siclari, Franca e Di Somma, al 23° s'inventava l'unica conclusione sipontina nel 1° game e sfiorava la traversa calciando dal limite dell'area.

Ma accadeva, nello stesso minuto, che il portiere delfino Simone, sotto attacco di Siclari sbagliava l'uscita mancando il pallone consentendo in tal modo all'attacante di metterla dentro a porta spalancata.Raddoppio per il Potenza, dunque, che al 25° triplicava per un clamoroso autogol di Granatiero, che in spaccata metteva dentro un cross di Guaita. I leoni continuavano nella pressione ed al 29° Siclari s'incuneava in area e faceva secco Simone per il goal del 4-0. Ma non finiva qui perchè lo stesso attaccante imbeccato da Pepe, pescato da un millimetrico lancio di Esposito, al 33° colpiva in pieno il palo. Il match aveva una pausa ed i due centrocampisti dei delfini Joof e Poziello concludevano in meta da discreta posizione, tant'è che il risultato restava invariato.

Nel 2° game il Manfredonia timidamente tentava di reagire ed al 2° Romano, con eleganza, girava verso Breza che neutralizzava senza difficoltà. Ma 5 minuti dopo, un'incursione di Panico metteva Franca nelle condizioni di realizzare il 5° goal ed all'11° una percussione di Guaita con cross sul palo opposto consentiva a Diop di siglare il 6-0.Ed a questo punto, Ragno tirava fuori Diop, pepe, Guaita, Siclari e Franca, per l'ingresso di Schisciano, Berardino, Coccia, Guadalupi e Di Senso per uno schema che ricalcava il 4-2-3-1, con i 3 trequartisti Berardino, Coccia e Guadalupi alle spalle dell'unica punta Di Senso. Baratto nella circostanza cercava di salvare il salvabile  ed attestava la sua squadra su un difensivo 5-3-2; ma tutto questo non bastava per arginare il brillante Berardino che più volte minacciava la porta di Simone, fino a trafiggerlo al 25° per la 7° volta, dopo un delizioso scambio Coccia-Guadalupi. 7-0, quindi, ma per l'arbitro 7 goal non erano sufficienti, ed al 27° concedeva al Potenza un calcio di rigore, per fallo di Martino su Panico, che Guadalupi si guardava bene da realizzare, calciando sulle gambe del portiere, che riusciva a respingere.Dopo quest'episodio, che forse sapeva d'antica cavalleria, solo melina per i leoni che avevano ormai deciso che poteva bastare, il “set “ era ormai vinto.

Al termine, il super colorato Viviani, sventolando le proprie bandiere, festeggiava gli interpreti della sonante vittoria, da dimenticare in fretta,  perché  come dice l'entourage  rossoblu, a concentrazione è già rivolta al prossimo match con l'Altamura, squadra da prendere con le molle, aggiungiamo noi.

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